A pochi giorni dal via dei Mondiali 2026, che si disputeranno tra Stati Uniti, Canada e Messico, emergono già le prime polemiche legate all’organizzazione e soprattutto alle rigidissime misure di sicurezza adottate negli Stati Uniti. L’ultimo episodio ha coinvolto la nazionale dell’Uzbekistan, guidata dall’ex capitano dell’Italia campione del mondo nel 2006, Fabio Cannavaro.
La squadra asiatica era arrivata a New York per disputare un’amichevole di preparazione contro l’Paesi Bassi, incontro poi terminato con una sconfitta per 2-1 maturata negli ultimi istanti della gara. Tuttavia, a catturare l’attenzione non è stato il risultato del campo, bensì quanto accaduto prima dell’ingresso allo stadio.

Cannavaro, choc all’arrivo negli Stati Unti
Appena scesi dal pullman, giocatori, tecnici e dirigenti si sono infatti trovati davanti a un imponente dispositivo di sicurezza. Tutti i componenti della delegazione sono stati costretti a mettersi in fila per sottoporsi ai controlli con i metal detector, mentre bagagli, zaini ed effetti personali venivano esaminati accuratamente anche con l’ausilio di cani antidroga. Le immagini diffuse da Espn mostrano i calciatori mentre appoggiano a terra le proprie borse in attesa delle verifiche, che si sono protratte per diversi minuti.
Tra i primi a essere controllati c’era proprio Cannavaro. Le telecamere hanno immortalato anche l’espressione sorpresa di diversi membri della spedizione uzbeka, evidentemente non preparati a un protocollo tanto severo a ridosso dell’ingresso nell’impianto sportivo. Una scena che ha lasciato perplessi molti osservatori e che ha rapidamente fatto il giro dei social. Secondo quanto riportato dal Messaggero, l’attaccante dell’Iraq sarebbe stato interrogato per 7 ore.

Secondo diverse ricostruzioni, l’inasprimento delle misure sarebbe stato legato alla presenza a New York del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La sua permanenza in città avrebbe determinato un rafforzamento dei controlli in numerose aree sensibili, comprese quelle interessate da eventi sportivi internazionali. Nelle stesse ore Trump era stato anche contestato da parte del pubblico durante una sua apparizione al Madison Square Garden.
L’episodio che ha coinvolto l’Uzbekistan non rappresenta però un caso isolato. Nelle ultime settimane diversi protagonisti del calcio internazionale hanno segnalato problemi e disagi legati alle procedure d’ingresso negli Stati Uniti. Tra le vicende più discusse figura quella di un arbitro somalo che sarebbe stato rimandato nel proprio Paese dopo difficoltà burocratiche, mentre un calciatore iracheno avrebbe dovuto affrontare lunghissime verifiche prima di ottenere l’autorizzazione a entrare sul territorio americano.

😳🐕REGISTRO SUPER ESTRICTO HASTA CON PERROS
— ESPN Centroamérica (@ESPN_CENAM) June 8, 2026
Así fue el protocolo de seguridad con la Selección de Uzbekistán previo al amistoso contra Países Bajos en Estados Unidos.🇺🇿 pic.twitter.com/D1SzMEYZcP
Anche la nazionale dell’Iran avrebbe incontrato particolari restrizioni, con una gestione logistica che avrebbe costretto la squadra a entrare e uscire dagli Stati Uniti nell’arco della stessa giornata. Situazioni differenti tra loro, ma accomunate da controlli sempre più stringenti che stanno alimentando interrogativi sull’accoglienza delle delegazioni straniere durante il torneo.
Mentre il conto alla rovescia verso i Mondiali continua, cresce quindi il dibattito sull’equilibrio tra esigenze di sicurezza e praticità organizzativa. Se questi episodi rappresentano soltanto un’anticipazione di ciò che accadrà durante la competizione, il rischio è che le questioni extracalcistiche finiscano per occupare uno spazio importante nel racconto della manifestazione. E il torneo, ufficialmente, non è ancora nemmeno iniziato.


