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Jannik Sinner, ritorno in campo e nuove accuse choc sul numero 1 del tennis mondiale

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Nick Kyrgios di nuovo contro Jannik Sinner

Jannik Sinner è tornato, e lo ha fatto da protagonista. Dopo tre mesi lontano dai campi, il numero uno del tennis mondiale è subito approdato alla finalissima degli Atp 1000 di Roma, arrendendosi solo a un Carlos Alcaraz in stato di grazia sulla terra rossa del Foro Italico. Un rientro da campione, che ha confermato la forza mentale e atletica del ventiduenne altoatesino. Ma accanto all’impresa sportiva, come una fastidiosa eco, è tornata anche una polemica che sa più di ossessione personale che di dibattito sportivo.

Nick Kyrgios, l’australiano noto tanto per il suo talento quanto per la sua propensione a cercare attenzioni fuori dal campo, ha infatti riacceso la sua crociata personale contro Sinner. Lo ha fatto con dichiarazioni gravi e infondate, registrate in un podcast diffuso prima della finale romana. Il bersaglio? Ancora una volta l’episodio risalente allo scorso marzo, quando Jannik risultò positivo al Clostebol, una sostanza proibita ritrovata in quantità trascurabili a seguito di una contaminazione cutanea. Un caso chiuso con assoluzioni e rassicurazioni da parte della Wada, che ha definito l’episodio “doping lontano anni luce”. Eppure, per Kyrgios non è finita.

Nick Kyrgios di nuovo contro Jannik Sinner


Nick Kyrgios di nuovo contro Jannik Sinner

Nel suo lungo sproloquio audio, l’australiano ha messo in dubbio l’intera ricostruzione, insinuando che Sinner non potesse ignorare la presenza della sostanza proibita, essendo un atleta di altissimo livello e costantemente seguito da un team di professionisti. “Fratello, paga il suo fisioterapista centinaia di migliaia di dollari – ha detto – e pensi davvero che questo tizio porti un bisturi in borsa senza custodia, si tagli un dito e poi ci spalmi sopra una crema? Ma dai…”. Secondo Kyrgios, la versione ufficiale non regge, ed è l’intero sistema a proteggere il campione italiano. A suo dire, anche le dimissioni di Massimo Calvelli da Ceo dell’Atp sarebbero legate al caso Sinner, in un’oscura manovra fatta di favori e insabbiamenti. Un’ipotesi suggestiva, certo, ma priva di qualsiasi riscontro.

Nick Kyrgios di nuovo contro Jannik Sinner

“È solo una coincidenza? – incalza Kyrgios – Il Ceo dell’Atp è italiano, Sinner è italiano… e si dimette così, all’improvviso? Perché? La Ptpa sta facendo causa all’Atp e lui… ok, devo dimettermi. Perché? Com’è successo?”. Domande a raffica, ma senza uno straccio di prova. Nessun documento, nessuna testimonianza, nessuna indagine che supporti le sue teorie. Solo un monologo paranoico, fatto di supposizioni e insinuazioni.

La realtà, però, parla chiaro. Jannik Sinner è stato scagionato da ogni accusa, ha chiarito la dinamica dell’incidente e ha ricevuto piena fiducia dagli organismi internazionali preposti al controllo antidoping. La sua carriera continua con integrità e con risultati sportivi sempre più impressionanti. Diverso è il caso di Kyrgios, che da mesi si distingue più per i suoi interventi fuori luogo che per il tennis giocato. Ora si prepara a tornare nel doppio al Roland Garros, ma sembra più concentrato a minare la reputazione degli altri che a ritrovare la propria.

In assenza di prove, le parole dell’australiano si riducono a un grumo di rancori e dietrologie infondate. Nulla che possa scalfire la figura di un campione che, dopo uno stop forzato, ha dimostrato con la racchetta ciò che vale. Sinner è tornato, sì. Ma i fantasmi che tornano con lui non sono i suoi: appartengono a chi, da troppo tempo, ha smesso di credere al tennis e ha iniziato a inseguire fantasmi.


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