Campioni si nasce, l’allenamento è un aiutino

Non conta se sognano di diventare dei numeri uno calciando palloni in porta, esibendosi in virtuosissime sviolinate o inanellando teorie di fisica quantistica. Le persone “normali” si rassegnino: possono allenarsi e studiare fino allo sfinimento, ma per sfondare serve talento innato. È la conclusione, certamente non definitiva, alla quale sono arrivati gli psicologi Zach Hambrick, Brooke Macnamara e Frederick Oswald in uno studio pubblicato su Psychological Science, che ridimensiona drasticamente il valore dell’esercizio. Negli ultimi anni, ricorda oggi  su Repubblica Enrico Franceschini, andava di moda la teoria del saggista americano Malcom Gladwell, secondo la quale dedicandosi per 10 mila ore a una disciplina alla fine la si padroneggia. La nuova ricerca, però, smonta quella regoletta: l’esercizio pesa al massimo per il 20-25% in settori come lo sport o la musica, e appena il 4% degli studi accademici. Poi, certo, ci sono altri fattori: l’età in cui si inizia, il livello e le tecniche di allenamento, la motivazione… Però l’x factor, quello che ti fa passare da bravo a bravissimo, è scritto nel dna.