“Ciao, campione!”. Lutto nello sport, la vita di Giuseppe spezzata in un istante. Aveva solo 17 anni


Sangue sulle strade italiane, ancora una tragedia sulla strada: un ragazzo investito e ucciso da un veicolo, stavolta un camion. E ancora una tragedia che si abbatte, pesantissima, su Vincenzo Nibali. Dopo Rosario Costa, investito e ucciso nel 2016 a Messina a 14 anni durante un allenamento, è morto Giuseppe Milone, 17 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina): entrambi correvano per il Team Nibali, la squadra che il campione messinese ha fondato nel 2015 nella sua terra per sostenere il ciclismo giovanile, per dare una speranza a tanti giovani che, come lui, vogliono inseguire un sogno a pedali.

A darne notizia è la presidente del team, Rachele, la moglie dello Squalo, che con Vincenzo li considera figli suoi. Questa tragedia sveglia ancora una volta le coscienze di tutti noi: troppi morti, troppi incidenti. La sicurezza stradale, in ogni sua forma, è l’emergenza del ciclismo. Non si può morire per una pedalata e per inseguire la passione. Non si può. La tragedia oggi pomeriggio a Gualtieri Sicaminò, in provincia di Messina. (Continua a leggere dopo la foto)






Giuseppe, che si stava allenando da solo, è finito contro un mezzo pesante in una zona in cui sono in corso i lavori di messa in sicurezza della strada comunale. Sono immediatamente intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco. Milone era nato il 28 ottobre 2003 a Barcellona Pozzo di Gotto, dove frequentava le scuole superiori. (Continua a leggere dopo la foto)








Aveva avuto un passato da cicloturista, ma soprattutto una grandissima passione: sulla mountain bike aveva ottenuto il brevetto di “Re dell’Etna”, superando i sei versanti del vulcano e percorrendo 205 chilometri con 7.000 metri di dislivello in 12 ore e 45 minuti. Milone è stato il più giovane di sempre a raggiungere questo grande traguardo: “Sono fiero di avercela fatta”, raccontava Giuseppe in una intervista, come riporta “La Gazzetta del Sud”. (Continua a leggere dopo la foto)

 


Poi aveva raccontato: “Mi piace faticare e solo con la fatica si possono superare i propri limiti — diceva Giuseppe, come riporta il Team Nibali in un messaggio di cordoglio —. Gli allenamenti e i lavori specifici sono davvero impegnativi, ma il ciclismo ti insegna a convivere con la sofferenza; questo è un momento importante per la mia crescita e sono a completa disposizione dei miei compagni di squadra dai quali ho molto da imparare”. Il Team Nibali gli aveva voluto dare una possibilità. A lui come ad altri ragazzi juniores della stessa età, 17 anni.

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