“L’hanno impiccato!”. Agghiacciante lutto nello sport: 27 anni, era uno dei più grandi del mondo


Navid Afkari, il campione di lotta iraniano famoso in tutto il mondo, ha perso la sua battaglia per la vita. Navid è stato giustiziato in un carcere di Shiraz, dopo due condanne a morte per aver ucciso un funzionario pubblico nel corso di una delle tante manifestazioni svoltesi in Iran nel corso del 2018: tutte proteste originate da un profondo malessere economico e sociale, ma che in molti casi avevano finito per investire anche il sistema e le massime cariche della Repubblica Islamica. Inutile dunque è stata la mobilitazione internazionale per la salvezza di Navid, con gli appelli lanciati anche da Amnesty International alla comunità internazionale ad intervenire presso le autorità iraniane per salvarlo dall’esecuzione. Con lui erano stati condannati anche i due fratelli Vahid e Habib, cui sono stati inflitti 54 e 27 anni di carcere.

I ragazzi avevano denunciato di avere subito torture in carcere, Vahid aveva confessato in pubblico sulla tv di stato ma poi ha ritrattato perché la sua confessione gli era stata estorta con la tortura, ha detto il suo legale Hassan Younesi. La richiesta di una revisione della sentenza sarebbe stata respinta in modo sommario dalla Corte suprema. Secondo Iranwire, la famiglia dell’uomo che l’atleta avrebbe ucciso – Hassan Torkaman, un membro locale dei Basiji, il corpo dei volontari dei Pasdaran – aveva concesso il suo perdono, o per lo meno aveva cominciato a negoziare per farlo. In questi casi la legge islamica del “qesas” prevede una pena detentiva e un risarcimento per i familiari, il cosiddetto ‘prezzo del sangue’. (Continua a leggere dopo la foto)






Tuttavia la notizia del perdono è stata smentita dalle autorità giudiziarie locali, ma confermata da altre fonti, fra cui lo stesso legale. Ma l’atleta, proprio per aver partecipato alle proteste, era anche accusato di “moharebeh” ,ossia di aver ingaggiato guerra contro Dio. Nei fatti, contro il sistema della Repubblica Islamica. (Continua a leggere dopo la foto)






C’è da dire che per la salvezza dell’atleta si erano spesi anche i vertici di varie organizzazioni sportive internazionali, e purtroppo anche lo stesso presidente Usa Donald Trump, un elefante tra i cristalli recidivo, che in un tweet aveva sostenuto che l’unica colpa di Navid era stata quella di partecipare a una protesta antigovernativa, “contro il peggiorare della situazione economica nel Paese” – come se la sua politica di massima pressione condotta contro l’Iran non fosse almeno in parte responsabile di tale peggioramento. (Continua a leggere dopo la foto)



 


Tuttavia l’esecuzione di Navid non è proprio il migliore viatico per il tour che il ministro iraniano Javad Zarif si appresta a fare la prossima settimana in diverse capitali europee, e che dovrebbe passare martedì prossimo anche per Roma.

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