“Addio, Pasquale!”. Sport italiano in lutto, se ne va uno che la storia l’ha fatta davvero


Pasquale Casillo — per chi lo conosceva, don Pasquale – è morto all’età di 71 anni dopo una lunga malattia. “Faremo una grande squadra”. Anzi, “scquadra”, con quell’accento napoletano che non aveva mai perso, nonostante una vita trascorsa in Puglia. Quella grande squadra, il Foggia spettacolo degli anni 90, è identificato soprattutto con l’artefice sul campo di quel miracolo, Zdenek Zeman. Ma non ci sarebbe stata nessuna Zemanlandia se non ci fosse stato il Foggia di don Pasquale e del ds Peppino Pavone. Che andarono a scovare il tecnico boemo nei campi, allora ancora polverosi, della serie C. Casillo, evidentemente, ne era consapevole.

E per questo non ebbe alcuna titubanza ad esonerare Zeman, sebbene ne fosse innamorato, quando scoprì, nella primavera del 1987, l’accordo tra il tecnico di Praga e il Parma: gli amori traditi, si sa, generano reazioni d’impeto, nella vita come nel calcio. Casillo, in serie B, ci andò ugualmente, con un altro tecnico, Giuseppe Caramanno. E festeggiò alla grande, nel 1989, come solo Berlusconi faceva a quell’epoca: atterrando allo Zaccheria in elicottero, dopo aver organizzato tornei estivi con il Real Madrid e il Porto, le grandi squadre d’Europa. Ma per raggiungere la A don Pasquale capì che si sarebbe dovuto affidare nuovamente al maestro del 4-3-3. (Continua a leggere dopo la foto)






E così fu: nel 1991 il Foggia di Baiano, Rambaudi e Signori sbarcò in A, stupì l’Italia con il suo gioco ancor più spettacolare di quello di Sacchi (e con interpreti che non erano Gullit e Van Basten ma Codispoti e Barone), e sbancò il calciomercato cedendo tutti suoi gioielli, a partire da Shalimov passato all’Inter, nell’estate del 1991, per l’allora cifra record di 18 miliardi. Una plusvalenza enorme, considerato che Casillo lo aveva acquistato dallo Spartak Mosca a basso prezzo, anche grazie al suo commercio in grano nell’allora Unione Sovietica. Perché don Pasquale, negli anni 90, era il re del grano, le sue aziende ne macinavano più di chiunque altro al Sud, in quel Tavoliere delle Puglie dove si era trasferita da San Giuseppe Vesuviano la sua famiglia. (Continua a leggere dopo la foto)






Fino al 1993, quando don Pasquale venne inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa per essere poi arrestato il 21 aprile del 1994. Don Pasquale in carcere, e il Foggia — che senza Baiano, Rambaudi e Signori rimase protagonista con Stroppa, Roy e Di Biagio — all’apice della sua storia: 10 giorni dopo si sarebbe giocato l’ingresso in Europa in una sorta di spareggio allo Zaccheria proprio con il Napoli, la società a cui Casillo fu più volte accostato (oltre che alla Roma). (Continua a leggere dopo la foto)



 


Da allora il Foggia — nonostante “i 56 miliardi di lire lasciati nelle sue casse”, come ripeteva Casillo — non ha più visto la serie A. E la serie A non ha più visto presidenti vulcanici come don Pasquale, ultimo di una dinastia che da Costantino Rozzi, Antonio Sibilia e Romeo Anconetani è arrivata fino a Luciano Gaucci e, appunto, Pasquale Casillo. Tredici anni dopo quel funesto 1994, nel febbraio del 2007, don Pasquale fu assolto dal tribunale di Nola. Ma nel frattempo il suo impero aziendale era dissolto.

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