“Papà…”. Niccolò Zanardi, le parole sul padre fuori dall’ospedale: “Ecco come sta davvero”


Se la speranza ha uno sguardo, in questo momento è negli occhi di Niccolò Zanardi, così simili a quelli del padre. Esce verso le sette di sera dalla porta a vetri scorrevoli del Centro di riabilitazione “Villa Beretta”, moderna appendice di una dimora storica ultracentenaria e della chiesetta dedicata a San Francesco d’Assisi e a San Michele Arcangelo che per le prossime settimane o mesi veglierà sul recupero del campione. Jeans a ginocchio e maglietta, Niccolò sorride, pallido, ma quasi allegro: “Papà sta bene, grazie. Insomma un pochino meglio. I medici ci hanno spiegato nei dettagli tutto il percorso che dovrà seguire”.

Poi continua: “Ci danno molte notizie e per fortuna positive. Ma la migliore è che oggi siamo già qui, per la riabilitazione, ed è passato soltanto un mese, un mese esatto dall’incidente”. Non è più in pericolo di vita, ed è già molto, ma ha davanti a sé un percorso ancora lunghissimo, e lo sappiamo, siamo preparati. Siamo anche contenti perché il suo recupero è stato molto più veloce di quanto ci aspettassimo. Ma non bisognerebbe sorprendersi: questo è papà. È incredibile l’energia di quell’uomo, ha una forza straordinaria”. (Continua a leggere dopo la foto)






E ancora: “Interagire è un’altra cosa. Ma adesso ci sono segnali incoraggianti. Ripeto, ci vorrà ancora molto tempo. A differenza di mia madre, io vorrei dirvi di più sulle sue condizioni. Vorrei rispondere alle domande di tutte le persone che gli vogliono bene e che ci scrivono per avere sue notizie. Ma davvero neanche noi sappiamo come andrà”. (Continua a leggere dopo la foto)






“Noi gli stiamo sempre accanto. Anche a Siena, del resto, siamo sempre stati lì con lui. Non ho mai perso uno solo dei miei turni al suo fianco in ospedale. Con la mamma abbiamo fatto tutti i giorni la spola, trecento chilometri al giorno tra andata e ritorno”. (Continua a leggere dopo la foto)



 


“Gli parliamo, certo. Ora che non è più sedato si può. Prima era proprio controindicato. I medici ci spiegavano che stimoli esterni avrebbero interferito con la sedazione. Adesso invece ci dividiamo i compiti: noi diamo gli stimoli affettivi, i medici quelli neurologici”. “Papà ce la farà, sono sicuro. Ce la farà anche questa volta. E un giorno ne parleremo. La racconterà a me e la racconterà anche ai miei figli. Sono fiducioso e lo è anche la mamma”.

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