“Ho pensato al suicidio”. Il calcio italiano in ansia per il suo campione. La sua lotta contro il cancro viene fuori solo ora


Un racconto choc quello dei Sebino Nela, ex terzino della Roma, in una lunga intervista al Corriere dello Sport. Tanti gli argomenti trattati tra il suo passato in giallorosso, dell’esperienza come responsabile della Roma femminile, ma soprattutto della sua lunga lotta contro un cancro. «Con quello che ho passato, diciamo che sto bene. Devo fare un’altra operazione a breve. Più breve tempo possibile. Sarà la quarta. Non ce la faccio più…», le drammatiche parole di Sebino Nela.

«Che operazione? Ho il retto addominale aperto, le viscere spingono, mi esce sempre questo bozzo non bellissimo da vedere. Devo fare pulizia di un po’ di schifezza e mettere una rete di protezione. Dopo di che, continuerò i miei controlli ogni sei mesi», racconta Sebino, ex giocatore giallorosso negli anni ’80 e ’90. Continua dopo la foto








«L’umore? Va e viene. Leggere o sentire ogni volta di persone che conosco che se ne vanno da un giorno all’altro mi spegne un poco». «Due anni e mezzo di chemio non sono uno scherzo. Ti guarisce una cosa e te ne peggiora un’altra. Ho avuto degli attacchi ischemici. Ma la pressione è a posto, prendo tre pasticche al giorno e faccio la mia vita normalissima». Continua dopo la foto






Il tumore ora sembra una cosa lontana. «La cosa brutta di questo male è che gioisci, dici ho vinto, e poi scopri che a distanza di sei, sette, otto anni ritorna. Il cancro quando arriva non ti lascia più. Torna come realtà o come minaccia. Sta sempre lì». «Vialli e Mihajlovic? Mi ha turbato molto saperlo. A Sinisa mando messaggi attraverso il nostro amico comune Vincenzo Cantatore. Con Gianluca eravamo in camera insieme al mondiale di Messico ’86. L’ho incontrato poche settimane fa, a Roma-Juventus. Ci siamo abbracciati. ‘Guarda che non si molla un cazzo’, gli ho detto. ‘Nemmeno di un millimetro’». Continua dopo la foto



 


«Se ho visto la morte in faccia? Ho metabolizzato questa cosa. Non so quante volte mi sono ritrovato di notte a piangere nel letto. Ci ho pensato un miliardo di volte. E sai che ti dico, se domani dovesse succedere, ‘sti cazzi…’. Ti parte un film di tutto quello che hai fatto, il bene e il male. Alla fine, sono soddisfatto della persona che sono. Non ho rimpianti, posso morire anche domani».
Sebino Nela non si tira indietro su nulla neanche su Agostino Di Bartolomei. «Perché si è ucciso? Lo stimavo immensamente. Un capitano vero. Come devono essere i capitani. Era malato dentro, nell’anima. Ci ho pensato anch’io, spesso, negli anni duri della malattia, ma non ho mai trovato il coraggio».

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