Nessuno tocchi Bebe Vio! Contro la campionessa di Rio 2016 ancora commenti e critiche stomachevoli. I social (purtroppo) mostrano il peggio dell’Italia. È una vergogna, ma perché non la lasciano in pace? Cosa è successo


 

Qualcuno dice che agli ”odiatori” di professione che scorrazzano sui social e che si nascondono dietro la loro bella tastiera non bisognerebbe dare alcuno spazio. Che andrebbero relegati e lasciati lì, in Rete, a pascolare nella loro bile insieme agli altri simili. Ma questa volta no. Perché questa volta, a essere stato preso di mira è un esempio di animo, forza e coraggio. Bebe Vio, la campionessa paralimpica e mondiale in carica di fioretto individuale la cui storia ha molto da insegnare a ciascuno di noi è stata aggredita sul web con stomachevoli insulti. Il motivo? Aver postato qualche  foto con cui ha documentato i preparativi per il viaggio negli Stati Uniti e la giornata alla Casa Bianca al seguito della delegazione del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le sue colpe, secondo i famosi ”leoni da tastiera”, sarebbero proprio quelle di essersi fatta portavoce inconsapevole di una campagna mediatica e soprattutto di “andare a spasso per il mondo a spese degli Italiani”.

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Bebe è stata vittima di una meningite fulminante quando aveva 11 anni. Una malattia terribile che le ha portato via gambe e braccia. Una malattia terribile che, però, non è riuscita a spegnere quel sorriso. Bebe, eccellenza italiana ed esempio di tenacia, forza e coraggio, non ha nascosto il suo entusiasmo, ha mostrato il vestito Dior che ha indossato per l’occasione e ha spiegato con assoluta semplicità l’emozione di un’esperienza che molto probabilmente non le ricapiterà.

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E via al vomito da social. La ragazza è stata presa di mira e inondata di insulti. In realtà la stragrande maggioranza dei commenti ha elogiato la nostra atleta. Commenti carichi di orgoglio e di tenerezza. Ma altri hanno davvero toccato il fondo macchiando di orrore intellettuale i post pubblicati dalla giovane.

“Quando ho ricevuto l’invito per la cena di Obama alla Casa Bianca ho pensato “sono su scherzi a parte!” – aveva scritto la campionessa sui social, postando una foto dell’abito da sera – Una volta capito che era tutto vero il primo pensiero è stato “Oddio, cosa mi metto?!?”. “Allora ho chiesto aiuto a Maria Grazia Chiuri, la nuova “boss” di Dior – aveva concluso  Vio – e questo è il risultato. Voi cosa ne dite?”.

 “La ragazzina fa troppo la prezzemolina” si legge tra i commenti spuntati a sorpresa in rete. E ancora “abito orribile”, “inguardabile, esagerato e inappropriato”. “Una pagliaccia” pontifica qualche presunto santone virtuale, “un delirio narcisistico che forse fa a compensare un passato difficile” aggiunge un altro.

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E ovviamente quei ventimila euro di abito (che è stato in realtà regalato da Dior) non potevano essere impiegati meglio? Non poteva la “fatina della disabilità” usarli per aiutare chi soffre o salvare i cuccioli di foca dell’Artico? Magari per convincere Putin a non puntare i missili sull’Italia? C’è poi il filone degli anti-Renzi, quelli che non si faranno mica comprare dalla propaganda renziana pro-referendum nemmeno se il Presidente del Consiglio sfrutta il volto della campionessa paralimpica.

Ma cosa spinge un essere umano a usare parole irripetibili contro una ragazza di 19 anni che ce l’ha fatta, nonostante abbia dovuto affrontare difficoltà che la stragrande maggioranza delle persone non sarebbe riuscita a superare? Il dubbio (o la certezza) è che questi commenti siano il segno di un impoverimento culturale e morale che porta le persone a covare odio e rancore per i successi degli altri. Un cinismo e imbarbarimento delle coscienze che, purtroppo, sta diventando abitudine.

Beatrice Vio è un esempio per tutti e il fatto che sia stata scelta come eccellenza italiana dovrebbe farci esultare. Auguri Bebe, noi siamo con te.

“Ma finitela…”. La campionessa paralimpica Bebe Vio, grande protagonista dei Giochi di Rio 2016, al settimo cielo per l’invito a cena da Obama insieme al premier Renzi. Ma ecco arrivare insulti e polemiche

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