“Addio capitano”. Sport italiano in lutto, sconfitto dall’avversario più duro


Lutto nel mondo dello sport. È morto Fabrizio Nassi. Capitano della Nazionale argento mondiale in Argentina sul finire degli anni ’70, Fabrizio Nassi era un punto di riferimento e un modello. A tracciare un ricordo del campione, scomparso dopo aver lottato contro una brutta malattia, è il quotidiano La Sicilia. Che scrive: Per i ragazzi della generazione Paoletti era un mito, ma anche un amico. In campo bastava dare la palla al 4 e Fabrizio Nassi assicurava il punto o il cambio palla.

Perché allora il volley si giocava così: punto e cambio palla. Nassi, 68 anni, se n’è andato sconfitto, stavolta sì, da una malattia breve ma che non ha dato scampo. Un atleta formidabile al di là delle 142 presenze in azzurro, dei mondiali giocati nel 1978 a Roma e nell’82. Per cinque stagioni è stato un colosso della Paoletti campione d’Italia, un martello di rara intelligenza. Continua dopo la foto







Arrivò dal Cus Pisa, visse anche una parentesi nella Montuori Palermo. Quando l’anno scorso il collega Maurizio Nicita ha riunito i protagonisti dello scudetto ’78 presentando anche un bellissimo istant book “Lo scudetto della Paoletti 1978. Comanda Catania”, Fabrizio era lì, con i suoi compagni dai quali non s’è mai staccato. Bastava una telefonata, qualcuno che per lavoro transitasse dall’aeroporto di Pisa e lui c’era sempre, pronto per un abbraccio. Continua dopo la foto






Nel pomeriggio abbiamo sentito Nello Greco, uno dei protagonisti della Paoletti e della Nazionale di Pittera: «Come molti di noi, Fabrizio era una persona riservata e non esternava facilmente le sue emozioni. Una persona sempre delicata, mai andava sopra le righe. Misurato nelle parole. In campo faceva punto con una naturalizza. Diciamo che era molto concreto, i suoi attacchi erano fondamentali. Con le capacità tecniche dava sicurezza alla squadra. Continua dopo la foto



 


Quando Tony Alessandro dava la palla a lui, si stava sereni tutti quanti. Nello stanzone parlava in modo pacato, costruttivo, ti dava sicurezza anche in quel senso». Ancora Greco: «Adesso quando si gioca il quinto set si risolve tutto in dieci minuti. Ai tempi non c’era il tie break con punti e cambi palla. Prima di cominciare il quinto set la pausa era più lunga e lui nei sottopassaggi dei palasport fumava per rilassarsi. Era un altro volley».

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