Calcio in lutto: addio all’ex arbitro di Serie A che lottava contro la Sla


Viveva vicino al centro di allenamento della Roma, Giuseppe Rosica, 62 anni, una vita per il calcio. L’ex arbitro di Serie A e B ha perso la sua battaglia con la sclerosi laterale amiotrofica, la malattia che ha già ucciso diversi calciatori: da Stefano Borgonovo a Paolo List, passando per Andriano Lombardi e Fulvio Bernardini.

Tanti i calciatori che hanno dovuto cedere sotto i colpi della Sla, altrimenti nota come malattia di Lou Gehrig, dal nome di un giocatore di baseball la cui patologia richiamò l’attenzione dell’opinione pubblica nel 1939.Due anni di lotta contro questa terribile malattia, senza mai perdere l’amore per la sua vecchia professione da arbitro. Rosica cominciò a fischiare sui campi di calcio, come egli stesso raccontò in un’intervista all’Ansa di alcuni mesi fa, all’età di 16 anni, più per avere la tessera ed entrare così all’Olimpico. (Continua a leggere dopo la foto)



Ha esordito in Serie A il 26 maggio 1991 in Cagliari-Bari, mentre l’ultima partita arbitrata in A è stata Cremonese-Vicenza, il 5 maggio 1996. Finì di dirigere le partite a 40 anni, dopo aver collezionato 120 presenze, fra i campionati di Serie A e B. Tempo fa ricordava di una speciale stretta di mano di Gianluca Vialli dopo un’ammonizione: un bel gesto. Rosica, che ha espulso Giacinto Facchetti alla sua prima partita da dirigente in campo, è stato il primo ex arbitro ad ammalarsi di Sla. (Continua a leggere dopo la foto)


Nel 2012 gli viene diagnosticata l’aplasia midollare, che colpisce le cellule ed i globuli del sangue. Guarisce ma a inizio 2017 scopre di essere affetto dalla sla, che ha avuto un percorso velocissimo. Viveva a Torrino, nei pressi di Trigoria, e di professione faceva il dentista. La sua grande passione era però quella per l’arbitraggio, un amore espresso di continuo anche dopo il 2017, quando gli venne diagnosticata la Sla. In un’intervista al ‘Corriere della Sera’, Rosica aveva infatti difeso la propria professione da chi la imputava come la causa del suo male. (Continua a leggere dopo la foto)


 

“Clamore inutile, il calcio non c’entra. Ancora non si conoscono neppure le cause che portano al deficit di motoneurone. Anche se, in realtà, non sono il primo arbitro a essere colpito. Questa malattia è terribile, va studiata meglio e di più: voglio aiutare gli altri, per quanto posso”. Una malattia che lo aveva sottratto alla normalità di tutti i giorni, obbligandolo a comunicare per mezzo di una tabella oculare, come aveva raccontato sempre in quell’intervista. “La malattia ha avuto un percorso velocissimo e da un anno vivo con respirazione e alimentazione artificiale e non comunico più se non con la tabella oculare”.

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