Natale, albero, canzoni e auguri: tutto vietato. 5 anni di carcere a chi viene sorpreso a festeggiare. Succede anche questo (per legge) nel ricchissimo Brunei


 

Il petrolio è fonte di ricchezza ma spesso non di libertà e tolleranza. È quello che succede nel Brunei dove chi festeggia il Natale rischia fino a 5 anni di carcere. Già, perché lì è illegale, come stabilisce la nuova norma introdotta dal sultano, Hassanal Bolkiah. L’obiettivo, come ha spiegato il ministero degli Affari religiosi, è evitare “danni alla credenze della comunità musulmana”. La pena, riferisce il Daily Telegraph, sarà comminata a chiunque venga sorpreso a festeggiare. I non musulmani potranno celebrare il Natale, ma solo all’interno delle proprie comunità e informando prima le autorità.

Perché si è arrivati a norme così illiberali? Alcune settimane fa un gruppo di imam locali aveva espresso la propria preoccupazione perché ogni celebrazione non collegata all’Islam avrebbe potuto “condurre all’imitazione e a danni alla fede dei musulmani”. “Durante le celebrazioni del Natale, i musulmani che compiono atti di quella religione come usare simboli come croci, accendendo candele, facendo alberi di Natale, cantando canzoni religiose, inviando auguri o mettendo decorazioni sono contro la fede islamica”, avevano dichiarato gli imam.

Il Brunei, un ex protettorato britannico, è guidato da una monarchia assoluta con a capo il 67enne sultano Hassanal Bolkiah. Il 65 per cento dei 420mila abitanti è di fede islamica. Lo scorso anno nel paese è stata introdotta la Sharia, che consente pene come la lapidazione, la flagellazione e l’amputazione.



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