Pornografia del dolore: siamo tutti guardoni?


In questo momento, in un luogo che non hai mai visitato, una persona di cui non saprai mai nulla sta morendo. Se le modalità della sua morte sono particolarmente dolorose o se dietro c’è una storia commovente, ci sono molte probabilità che la notizia di quella morte domani venga resa pubblica e condivisa e che faccia piangere milioni di persone. Perché?



Un esempio eclatante è il video di un padre che canta una ninna nanna dei Beatles al figlio che sta per raggiungere la mamma deceduta durante il parto. La notizia ha fatto il giro del web rimbalzando dai social network alle testate giornalistiche e il video ha avuto oltre 14 milioni di visualizzazioni. Come si può immaginare, Facebook ha giocato un ruolo importante nella diffusione della storia e sotto ogni condivisione i commenti di cordoglio e tristezza, con grande dispendio di emoticon e faccine tristi, erano infiniti. Cosa spinge le persone a piangere per uno sconosciuto? Cosa ci spinge a fermarci a guardare quando per strada ci imbattiamo in un incidente?


Un recente articolo di Kelly Conaboy definisce questa tendenza “pornografia del lutto”, rendendo bene l’idea dell’erotica attrazione che ci spinge a trasformarci in voyeurs dei drammi altrui. Drammi e tragedie che diventano presto puro intrattenimento, regalando allo spettatore una scarica di adrenalina immediata e breve, una sorta di droga che ci fa sentire migliori. Non si tratta di una degenerazione dei nostri tempi: questa forte attrazione per il dolore e la morte fa parte della natura umana. Platone nell’Apologia di Socrate racconta di quando il grande filosofo greco uscito dalla città per passeggiare vede confusione, si avvicina e davanti ai suoi occhi stanno lapidando qualcuno, lui si ferma e resta come ipnotizzato, non riesce a distogliere lo sguardo dal macabro rituale.


 

Analizzando il fenomeno la giornalista riflette sul fatto che, a differenza del passato, il potente mezzo di diffusione che è la rete, tende sempre più ad entrare nelle vite e nelle disgrazie della gente comune e a renderle pubbliche.  Questi video sarebbero cioè parte di un esibizionismo ormai diffuso, in cui alla voglia di mostrare il dolore corrisponde, da parte degli altri utenti, una voglia di assistervi – e di poter poi esprimere il proprio “Like”, per dimostrare di essere persone sensibili. Questa tendenza naturale e spontanea viene  amplificata e incoraggiata ad arte da chi in tutto questo può averne dei benefici economici.  Un esempio? Blackbird, la canzone cantata dal papà al figlio morente è una canzone pubblicata dai Beatles all’interno del White Album nel 1968. La settimana scorsa il brano è arrivato al primo posto delle classifiche iTunes per il genere Rock.