Coronavirus, come cambieranno lavoro e turni in Italia con la riapertura


La task force capitanata da Vittorio Colao, ha le idee chiare riguardo il lavoro relativo alla fase 2 del coronavirus. La parola d’ordine è smart working, una delle novità alle quali ci siamo abituati nell’era del Covid. Nei primi mesi di ripartenza il lavoro da casa potrebbe essere reso obbligatorio nelle grandi aziende, al di sopra di un certo numero di dipendenti per sede. Al di sotto di quella soglia, ancora da fissare, resterebbe facoltativo. Ma davanti alla richiesta del singolo dipendente l’azienda non lo potrebbe rifiutare.

Naturalmente a patto che le sue mansioni e il suo ruolo siano compatibili con il lavoro a distanza. E con la consapevolezza che, non appena le condizioni lo consentiranno, lo smart working tornerà ad essere non la regola ma un’eccezione. Perché il lavoro ha anche una dimensione sociale che le conference call, comodissime per carità, non sempre possono soddisfare. Dovrebbe essere questo uno dei punti contenuti nel set di raccomandazioni che la task force guidata da Vittorio Colao presenterà a breve al governo per l’avvio della fase due. (Continua a leggere dopo la foto)






Raccomandazioni, perché il gruppo di lavoro guidato dall’ex numero uno di Vodafone e Rcs ci tiene a sottolineare il proprio ruolo di advisor: quella in preparazione è una lista di suggerimenti ma la responsabilità politica delle decisioni, come ovvio che sia, sarà del governo. Ma anche orari di lavoro scaglionati per evitare assembramenti sui mezzi di trasporto pubblici e l’utilizzo dei test del sangue per le patenti di immunità (almeno chi è immune può lavorare senza problemi). (Continua a leggere dopo la foto)








Colao, 58 anni, ex carabiniere, una carriera costruita in Vodafone, che ha guidato prima in Italia poi a livello globale. In mezzo una breve esperienza alla guida di Rcs MediaGroup, editore del Corriere della Sera. Prima l’Università Bocconi, un Mba a Harvard e il debutto in lavorativo alla McKinsey. Dopo l’addio a Vodafone, è rimasto a vivere a Londra con la famiglia. Attualmente è senior advisor del fondo di private equity americano General Atlantic. Grande sportivo e salutista (pratica bicicletta e windsurf e non beve alcool). (Continua a leggere dopo la foto)

 


Il compito della task force è ambizioso e multidisciplinare, perciò richiede talenti diversi. Ecco perché i 17 membri della task force guidata da Colao hanno provenienza, competenze e ruoli diversi. Se epidemiologi e virologi hanno dominato nella fase 1, a disegnare la fase 2 sono chiamati 3 top manager, 3 economisti, 2 sociologi, una psicologa, uno psichiatra, un fisico esperto di innovazione, uno specialista del lavoro, un avvocato, un commercialista e un esperto di disabilità.

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