Mezzo mondo ne parla e fa polemiche, ma pochi sanno cosa è. A che serve il burkini? Tutto quello che c’è da sapere: com’è, chi lo ha inventato e perché


 

Il burkini è ”incompatibile con i valori della Francia”, non è un costume da bagno, ma ”l’espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna”. Il primo ministro francese Manuel Valls ha espresso così il suo sostegno per il bando che i comuni di Cannes, Villeneuve-Loubet e Sisco hanno deciso di imporre al ”costume integrale islamico” in spiaggia come misura di sicurezza dopo l’attentato che lo scorso mese è avvenuto sulla Promenade des anglais a Nizza e ha sconvolto l’Europa intera.

In questi giorni il tema ”burkini” è tornato alla ribalta e anche in Italia si è parlato di questo tipo di capo che viene utilizzato dalle donne musulmane per andare al mare. Ma di cosa di tratta?

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É un costrume dal bagno che copre tutto il corpo, ad eccezione dell’ovale del viso, delle mani e dei piedi, ma è sufficientemente leggero da permettere di nuotare. È composto da tre pezzi: cappuccio, casacca e pantaloni.

Come suggerisce lo stesso nome ‘burkini’ è concettualmente la fusione del burka con il bikini, che permette alle donne musulmane osservanti di mostrarsi su una spiaggia o ai bordi di una piscina senza spogliarsi e svelare il proprio corpo. Il burkini è un’invenzione recentissima. Sfila per la prima volta poco prima delle Olimpiadi di Pechino del 2008 e diventa subito un successo commerciale.

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La creazione di questa tenuta è attribuita ad Aheda Zanetti, un’australiana di origine libanese. Zanetti racconta di avere avuto l’idea nel 2004 a Sydney, osservando sua nipote che giocava a netball (una variante con sette giocatori della pallacanestro). A suo avviso, la ragazzina era in difficoltà con il suo lungo hijab (il velo che copre la parte superiore del corpo) e la tuta. “Avevo fatto alcune ricerche e non avevo trovato nessuna tenuta adatta alle donne che fossero sportive ma anche pudiche”, racconta a Le Monde.

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L’australiana ha immaginato allora l’hijood, contrazione di hijab e hood (cappuccio in inglese), una tuta conforme al “pudore” religioso. L’idea del burkini, destinato a quante fino ad allora facevano il bagno velate, le è venuta in seguito, visto che vive in un paese dove gli sport acquatici sono onnipresenti.

Aheda Zanetti crea quindi la sua società, Ahiida, registra il design dei suoi prodotti nel 2004 e comincia a commercializzarli. Nel 2006 deposita anche i marchi “burkini” e “burqini” in Australia e in vari altri paesi.

 

La stilista peraltro non si limita ai vestiti destinati alla comunità musulmana. La sua società propone anche dei modelli simili al burkini ma che non coprono i capelli, per le donne che vogliono semplicemente proteggersi dal sole.

La donna col burqa cacciata dal negozio perché ”indecente”. Ecco cosa faceva vedere!