Nozze gay, polemica sul giudice che ha vietato le trascrizioni. Ecco come si presenta sui social (facendo intendere tante cose…)


 

Fa discutere parecchio la figura del giudice Carlo Deodato, relatore della sentenza del Consiglio di Stato che boccia le trascrizioni fatte dai sindaci italiani di nozze gay contratte all’estero che su Twitter si definisce: “Giurista, cattolico, sposato e padre di due figli. Uomo libero e osservatore indipendente di politica, giurisdizione, costumi, società”.. Deodato sul suo account ritwitta proclami delle ‘Sentinelle in piedi’ – segnalano gli avvocati di Avvocatura per i diritti Lgbti Rete Lenford – , notoriamente schierate contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso e contrarie al ddl Cirinnà sulle unioni civili. I legali di Rete Lenford contestano poi la sentenza del Consiglio di Stato anche su alcuni punti di merito: “Il verdetto si regge su una interpretazione errata del diritto civile e costituzionale.

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L’articolo 115 del codice civile – sostengono gli avvocati –  ha un contenuto differente da quello che sostiene il Consiglio di Stato. Esso fa espressamente riferimento solo e soltanto agli articoli del codice sulla maggiore età, sulla libertà di stato e sui gradi di parentela e affinità per poter contrarre matrimonio. Se sono soddisfatti i predetti requisiti, il cittadino italiano può contrarre matrimonio all’estero”. Contro il giudice estensore della sentenza punta il dito anche Franco Grillini, presidente di Gaynet ed esponente storico della comunità Lgbt italiana: “È un simpatizzante di Comunione e Liberazione e nel suo profilo Facebook pubblicizza link e si schiera con le iniziative delle Sentinelle in piedi” per cui “è mancata la terzietà e va quindi rivista la sentenza affidando il procedimento ad un giudice terzo”.

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