“Battevo, sul marciapiede aspettavo clienti poi è arrivato Allah e…”. Le italiane convertite all’Islam, “per noi una salvezza”


 

“Ero attaccata ai problemi terreni, non capivo. Poi, un giorno, l’amico di una amica mi ha regalato il Corano. L’ho tenuto sul comodino per mesi finché una sera dopo l’ennesima uscita in cui avevo avuto un rapporto con un ragazzo di cui non mi ricordavo nemmeno il nome, ho iniziato a sfogliarlo ed è cambiato tutto”. Sono sempre di più le donne italiane che decido di abbracciare la fede islamica. “Essere una musulmana non è facile. Essere una musulmana italiana è ancora più difficile, tutti ti guardano con sospetto. Prova tu a presentarti a un colloquio di lavoro con il velo, pur avendo un nome e un cognome italianissimo. Ma credo che tutte queste difficoltà fortifichino la fede”.

A parlare è Elisa, trentenne milanese che oggi indossa l’hijab, prega cinque volte al giorno, si è sposata con un ragazzo egiziano conosciuto in moschea. Su Facebook posta le foto dei dolci cucinati per l’iftar, il pasto serale che interrompe il digiuno del ramadan. E non parla più con la sua famiglia. Tra difficoltà e tormenti il suo percorso è tutt’altro che lineare Elisa è nata a Milano, un diploma e un impiego in un call center. Ogni tanto si interroga anche su quello che sta succedendo in Siria e guarda i profili social dei gruppi jihadisti pur condannandoli. «Non mi piace la violenza ma credo che i musulmani nel mondo siano minacciati e in qualche modo debbano difendersi», dice buttando sempre un occhio ai suoi tre bambini che giocano sotto il tavolo e che, come vuole la tradizione musulmana, le hanno fatto guadagnare il titolo di Umm, madre. Come Elisa, secondo l’Ucoii l’unione delle comunità islamiche italiane, sono più di 100 mila i convertiti italiani all’Islam. Un esercito silenzioso, che si nasconde per paura del giudizio della società.

E’ il caso di Rosaria Iman, 35 anni, napoletana. «Ho incontrato l’Islam sul marciapiede. Non aspettavo l’autobus né il tram: aspettavo i clienti. Se Dio ha guardato verso di me, prostituta cocainomane allora c’è una speranza per tutti a questo mondo». Una sera, Rosaria incappa in Mustapha, un venditore di panini. «Mi chiese perché facevo quel lavoro, perché rinunciavo allo status di regina che Dio mi aveva assegnato in quanto donna». Oggi Rosaria, mentre ancora lotta contro la dipendenza dalla droga ha trovato nella fede la sua medicina: «La testa mi scoppia ma l’anima si libra libera da ogni male, finalmente. Sono stata una peccatrice e oggi forse non sono ancora una buona musulmana ma voglio testimoniare che Dio non mi ha mai lasciata e mi tiene per mano».

 

 



Ti potrebbe interessare: “Costretto a convertirmi all’Islam per non morire”