Mafia, camorra e ‘ndrangheta, a riempire le nostre cronache sono stati sempre gli uomini. Ma nella storia del crimine ci sono state anche tantissime donne: ecco le ”boss in gonnella” più pericolose d’Italia


 

Droga, prostituzione, usura i mercati in cui le donne si fanno valere di più. Dai loro uomini dietro le sbarre prendono ordini e mettono in atto i piani. Mogli, sorelle, figlie, fidanzate che agiscono in nome del clan, della mala: omicidi, attentati, rapine, pizzo, nulla sfugge alla rete delle donne. Recentemente finite nell’occhio delle cronache con il programma Sky ”Camorriste”, queste ”boss in gonnella” hanno raccontato le loro storie. Gli esperti internazionali di mafia, camorra e ‘ndrangheta, nello stilare la classifica delle donne più pericolose, hanno inserito anche tre rappresentanti italiane: Anna Maria Licciardi, ex capo dell’omonimo clan camorristico di Secondigliano (Napoli); Rosetta Cutolo, sorella maggiore dei camorristi Raffaele e Pasquale, considerata l’esponente principale della Nuova Camorra Organizzata; Raffaella D’Altiero, detta ”a miciona”, dopo la morte del marito e boss Nicola Pianese, nel 2006, prese in mano il comando del clan e insieme Fortuna Iovinelli, detta ”a masculona”, capeggiò la guerra di camorra a Napoli. (Continua a leggere dopo la foto)



Antonella Madonna. Da giovanissima conosce il boss Natale Dantese e lo sposa. Presto però finisce per conoscere nel dettaglio le attività del marito, al punto che quando questo viene arrestato Antonella acquisisce un ruolo di comando nel clan. Si innamora però di un altro uomo e la famiglia Dantese non perdona il tradimento al boss, la picchia e la scarica. Alla fine decide di collaborare con la giustizia.

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Cristina Pinto. Per tutti “Nikita”: entra nel clan Perrella come affiliata e viene consacrata come donna di camorra. Diventa addirittura la guardia del corpo armata del capoclan, Mario Perrella, e prende parte a diverse operazioni con conflitti a fuoco. Viene arrestata e condannata a oltre vent’anni di carcere. Li sconta e ora è libera ed è diventata una pescatrice. Anna Carrino. sposa uno dei boss dei Casalesi, Francesco Bidognetti. Quando questo viene arrestato è lei a sostituirlo a capo del clan. Poi però scopre che il marito l’ha tradita per anni e sceglie di pentirsi e collaborare con la giustizia. Oggi vive sotto protezione, ma è sola e non può vedere nemmeno i figli.

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Assunta “Pupetta” Maresca (Castellammare di Stabia, 19 gennaio 1935) è una criminale italiana. Moglie del boss Pasquale Simonetti, detto Pascalone ‘e Nola e sorella di Ciro Maresca, detto Lampetiello, è stata protagonista di uno degli episodi più eclatanti della storia della camorra.

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Elsa Sotgia. La donna dell’Anonima Sequestri fa una vita da clochard, una tenda sulla spiaggia, qualche coperta, un ombrello. Condannata a 20 anni per il rapimento del commerciante Salvatore «Pupo» Troffa (novembre 1978, più di 8 mesi nelle mani dei fuorilegge, libero dopo un riscatto di 900 milioni) ne ha passati più di 15 in carcere. Ed era poco oltre i 40 quando fu arrestata: un matrimonio in fumo alle spalle, 3 figli, l’uomo con il quale credeva di rifarsi una vita, Antonio Felline, era di giorno un distinto e insospettabile imprenditore, laureato, e nella penombra una delle «menti» della banda che terrorizzava la Sardegna con sequestri di persona.

A pochi mesi dalla condanna all’ergastolo per Massimo Bossetti, parla per la prima volta Fulvio Gambirasio, il padre della piccola Yara. Parole di speranza e di amore: “Il suo nome per loro…”