Una strada buia, l’orologio che segna piena notte e una sagoma ripresa dalle telecamere vicino a un cancello. Sono scene che, da sole, bastano a far venire i brividi. Eppure è proprio da lì che riparte una storia dolorosa, che continua a far discutere e a lasciare domande sospese.
Al centro dell’inchiesta sulla morte di Pamela Genini ci sono quelle immagini: un uomo all’esterno del cimitero di Strozza intorno alle due del mattino. Quell’uomo, secondo quanto emerso, è Francesco Dolci, ex compagno della donna e oggi unico indagato per vilipendio di cadavere e profanazione di sepolcro. Nelle ultime ore ha scelto di parlare pubblicamente, raccontando la sua versione.
Dolci ha commentato il video durante la trasmissione Dentro la Notizia, soffermandosi proprio su quel momento diventato il cuore mediatico della vicenda. Nel filmato si vede la sua figura avvicinarsi al cancello, con un’andatura incerta. Lui però sostiene un punto con fermezza: non avrebbe oltrepassato l’ingresso.
“Quella sera avevo bevuto”, ha detto, spiegando che le telecamere lo riprendono mentre si avvicina “barcollando”, ma che sarebbe rimasto fuori. Non per curiosità, non per altro, ma per pregare. E ha aggiunto un dettaglio che, nel suo racconto, darebbe un senso a quella visita fuori orario.
Secondo Dolci, andare lì era diventata una sorta di abitudine personale legata ai momenti in cui riceveva notizie positive sul piano giudiziario. “Ogni volta che ricevevo un esito giudiziario positivo andavo da Pamela per darle simbolicamente la buona notizia”, ha raccontato.
Quella sera, dice, avrebbe festeggiato e bevuto molto. Nel dettaglio: “Avevo bevuto più di cinque gin tonic e una bottiglia di limoncello”. Poi la precisazione: “Rispetto i luoghi sacri e i loro orari”. E ancora, un elemento che gli inquirenti stanno valutando: conferma di essere andato da solo.
Nell’intervista ha risposto anche alle domande sulle visite frequenti e molto rapide al cimitero, spesso di pochi minuti. Un comportamento che, inevitabilmente, ha attirato l’attenzione. Dolci lo descrive in modo diverso: per lui sarebbe un gesto di preghiera essenziale, quasi intimo.
“Sono una persona che prega molto anche a casa. Recitare un’Ave Maria davanti a una tomba è come dare acqua fresca a chi non c’è più”, ha spiegato. Parole che puntano a restituire un’immagine di raccoglimento, lontana da qualunque intento irrispettoso. Ma intanto restano i dubbi e, soprattutto, gli accertamenti.
Dolci ha ricordato anche un episodio avvenuto durante una delle visite: “Quando ho notato che mancavano alcuni tasselli, ho pensato che il marmista fosse intervenuto per prendere le misure della lapide”. Un particolare che, nel racconto, diventa quasi un momento di normalità. Ma che oggi, dentro un quadro così delicato, assume tutt’altro peso.
Intanto le indagini vanno avanti per chiarire ogni aspetto e verificare eventuali responsabilità legate alla scomparsa di parte dei resti della donna. Un caso che continua a scuotere, a dividere e a catalizzare attenzione investigativa e mediatica, mentre ogni nuovo dettaglio sembra aggiungere tensione a una storia già carica di dolore.


