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Pace in Ucraina, ecco il piano Trump: zona smilitarizzata e ingresso nell’Ue già nel 2027

Dalle ultime indiscrezioni riportate dal Washington Post emerge un quadro molto articolato sul possibile percorso verso la pace in Ucraina, delineato dall’amministrazione Trump. Il progetto, costruito su tre pilastri – un documento dedicato alla pace, un accordo per le garanzie di sicurezza e un piano per la ricostruzione economica – punta a una soluzione complessiva del conflitto. Tuttavia, il nodo più difficile da sciogliere rimane quello dei confini e della definizione del territorio. Le pressioni politiche esercitate dal presidente Donald Trump rischiano infatti di rendere fragile l’intero impianto, con la possibilità che Kiev decida di non accettare il compromesso e continui la guerra, nonostante le enormi perdite umane ed economiche già subite. Le trattative coinvolgono funzionari americani, europei e ucraini, e si prospettano come un confronto particolarmente complesso.

Intanto Emmanuel Macron ha rivelato di aver avuto una lunga conversazione telefonica, della durata di 40 minuti, con Trump e altri leader europei, tra cui il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. L’obiettivo del colloquio era quello di tentare un avanzamento concreto nel processo negoziale e discutere dello stato della guerra.

Il passaggio più delicato dell’intero pacchetto riguarda la questione territoriale. Gli “scambi di territorio” sembrano essere considerati inevitabili dai mediatori. Mosca chiede il controllo definitivo del restante 25% dell’oblast di Donetsk, ancora amministrato da Kiev. Secondo la visione dei negoziatori statunitensi, l’Ucraina rischierebbe comunque di perdere quella porzione di territorio sul campo nei mesi successivi. Per evitare che Zelensky debba rinunciare apertamente alla sovranità nazionale – dal momento che ha ribadito più volte di non avere “alcun diritto legale” a cedere parti del Paese – si sta studiando un modello simile a quello coreano: riconoscere de facto una linea di controllo senza però formalizzare alcuna rinuncia de iure. Una soluzione che consentirebbe a Kiev di mantenere intatta la sua posizione politica e simbolica.

Sul fronte della sicurezza, il piano propone l’istituzione di una vasta zona smilitarizzata lungo la linea del cessate il fuoco, dal Donetsk fino a Zaporizhzhia e Kherson. Oltre a questo primo corridoio, si prevede una seconda fascia, più ampia, dove non sarebbe permesso collocare artiglieria pesante. L’intera area sarebbe soggetta a monitoraggio internazionale costante, con l’intento di ridurre drasticamente qualsiasi possibilità di nuove escalation e di creare una vera barriera tra i due eserciti.

Un altro elemento particolarmente rilevante del pacchetto riguarda il percorso europeo dell’Ucraina. Tra gli impegni inseriti nel progetto figura l’adesione all’Unione Europea entro il 2027, una tempistica estremamente rapida rispetto agli standard comunitari. L’amministrazione Trump ritiene possibile superare le eventuali resistenze dell’Ungheria. L’ingresso in UE viene presentato non solo come un acceleratore economico essenziale, ma anche come un mezzo per contrastare la corruzione e consolidare definitivamente l’orientamento europeo dell’Ucraina, in opposizione alla pressione russa.

Per quanto riguarda la difesa, gli Stati Uniti sarebbero pronti a offrire garanzie “simili all’Articolo 5” della NATO. Pur non equivalendo a un’adesione vera e propria all’Alleanza Atlantica, questo meccanismo costituirebbe uno dei cardini della protezione del Paese. Una task force dedicata sta definendo le modalità operative di risposta rapida. Anche il supporto dell’intelligence americana rimarrebbe cruciale per la sicurezza nazionale ucraina. Sebbene Mosca non avrebbe alcun potere di veto sulle forze armate ucraine, la dimensione dell’esercito resta oggetto di discussione: Washington aveva proposto un limite a 600.000 uomini, ma la cifra potrebbe essere elevata a 800.000.

Particolare attenzione è posta sul futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia. L’accordo prevede il ritorno dell’impianto sotto la gestione di Kiev, mentre la presenza di personale tecnico americano rappresenterebbe una sorta di “tripwire”, un deterrente estremamente sensibile in grado di impedire ulteriori operazioni ostili.

Sul versante economico, il piano mira a sostenere la ricostruzione attraverso l’impiego di una parte dei 200 miliardi di dollari di asset russi congelati nelle banche europee. A ciò si aggiunge la creazione di un Fondo di Sviluppo per l’Ucraina da 400 miliardi di dollari, con la partecipazione di BlackRock e della Banca Mondiale. Questo contributo finanziario dovrebbe gettare le basi per la ripresa del Paese e accompagnare il percorso di integrazione europea.


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