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Orrore su un ragazzo 15enne, violenze atroci. “Con il tubo del compressore!”. Fino alla morte

Certe storie fanno rabbrividire e, al tempo stesso, portano a chiederci fin dove possa spingersi la crudeltà umana. Una vicenda che lascia senza parole, lì dove la fiducia e la sicurezza dovrebbero essere garantite, si trasforma in un incubo capace di sconvolgere un’intera comunità.

Muhammad Kendirci aveva solo 15 anni e, come tanti coetanei, stava imparando un mestiere nella bottega di falegnameria di Bozova, in Turchia. Quello che doveva essere un luogo di crescita e amicizia si è trasformato in teatro di una violenza inimmaginabile, commessa da chi avrebbe dovuto essere un punto di riferimento.

Due colleghi più grandi hanno deciso di mettere in atto un gesto che loro stessi hanno definito “uno scherzo”, ma che nascondeva invece una crudeltà agghiacciante. Senza alcuna pietà, hanno immobilizzato il ragazzo e l’hanno sottoposto a una violenza fisica brutale, utilizzando un tubo per aria compressa.

Le ferite riportate da Muhammad sono state gravissime: la pressione del tubo gli ha causato danni interni irreparabili. Trasportato d’urgenza all’ospedale universitario di Şanlıurfa, il giovane ha lottato tra la vita e la morte per cinque interminabili giorni, prima che il suo cuore si fermasse per sempre il 19 novembre 2025.

La notizia ha scosso profondamente la Turchia. L’indignazione collettiva è esplosa sui social e nelle piazze, con richieste sempre più forti di giustizia e pene severe per i responsabili di un atto tanto atroce.

All’inizio, uno dei due autori, Habip Haksoy, era stato lasciato libero con l’obbligo di firma. Ma la pressione dell’opinione pubblica ha portato all’arresto, mentre sulle specifiche accuse ancora tutto tace. Intanto, la famiglia di Muhammad e l’intera comunità continuano a chiedersi come sia possibile arrivare a tanto, e pretendono che nessuno dimentichi il volto e la storia di quel ragazzo.


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