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“Kikò Nalli sulla sedia a rotelle”. Shock a La volta buona, fuori tutta la verità. Gelo in studio

Ci sono momenti in cui la tv smette di essere spettacolo e diventa confessione pura. Uno di quelli in cui ti accorgi che, dietro il sorriso e l’immagine perfetta, può nascondersi un periodo nerissimo. E quando certe parole arrivano all’improvviso, in studio si sente proprio il cambio d’aria.

È successo a La volta buona, quando Kikò Nalli si è lasciato andare a un racconto intimo e doloroso: non solo una crisi personale, ma un crollo che lo ha segnato nel corpo e nella testa. E che, come spesso accade, ha trascinato con sé conseguenze a catena.

Il momento in cui tutto cambia: “Alle 15 non stavo più in piedi”

L’hair stylist, abituato a stare sotto i riflettori e a lavorare con l’immagine degli altri, ha raccontato di aver attraversato mesi complicati dopo il periodo Covid. Un buio fatto di paura, chiusura, fragilità. E soprattutto un episodio preciso, che ancora oggi ricorda come uno spartiacque.

Con voce ferma ma carica di tensione, Nalli ha spiegato di aver vissuto un trauma enorme dopo l’ultima vaccinazione contro il Covid: “Mi ha mandato in sedia a rotelle per due mesi. A mezzogiorno ho fatto la puntura, alle 15 non stavo più in piedi”.

In quel momento, in studio si è percepito lo shock. Caterina Balivo, con la prudenza di chi sa quanto l’argomento sia delicato, è intervenuta subito: “Ma è scientificamente provata questa cosa? Visto che i vaccini hanno salvato molte vite”.

Lo scambio con Balivo e la precisazione: “Ho problemi di schiena da sempre”

Kikò non ha fatto marcia indietro, ma ha precisato il quadro, raccontando una situazione fisica già complicata: “Mi ha fatto scoppiare tre vertebre e ho due ernie. È successo. Io ho problemi di schiena, li ho sempre avuti perché con il mio lavoro sto in piedi 18 ore”.

Ha aggiunto anche un dettaglio che pesa come un macigno, riportando ciò che gli sarebbe stato detto da un medico: sarebbe stato “un acceleratore”. Un’espressione che rende bene l’idea di come, a volte, un corpo già sotto stress possa cedere di colpo.

Da lì, il racconto si è allargato al dopo. Perché quando il corpo si blocca, spesso la mente segue. E la paura diventa una gabbia.

La spirale: l’isolamento, l’ansia e i capelli che cadono

Il punto più umano, quello che ha toccato tante persone a casa, è arrivato quando Nalli ha descritto ciò che è successo nei mesi successivi. Non solo dolore fisico, ma un vero blocco emotivo che gli ha cambiato la quotidianità.

“Ho cominciato ad avere paura, infatti stavo a casa, non uscivo e ho cominciato a perdere tantissimi capelli”, ha confessato. Un dettaglio che, per chi vive di immagine, può diventare un colpo durissimo. Perché i capelli non sono solo estetica: sono identità, sicurezza, presenza.

Ed è proprio lì che arriva la scelta di reagire. Non con una frase motivazionale, ma con un percorso concreto, doloroso e anche costoso emotivamente: “Ho deciso quindi di fare due trapianti di capelli”.

La scelta del trapianto: “Fa male”, ma il risultato può cambiare tutto

Kikò ha raccontato di essersi informato, di aver conosciuto da vicino il settore e di aver guardato anche fuori dall’Italia, come fanno in tanti. Ha parlato di un’esperienza in Turchia e poi della collaborazione con una clinica a Tirana, dove avrebbe seguito parte del percorso.

Alla fine, due interventi: uno nella zona frontale e un altro in un secondo momento nella parte posteriore. Senza edulcorare nulla, ha detto chiaramente quello che molti pensano ma pochi ammettono: “Il trapianto fa male”.

Eppure, nel suo racconto c’è anche l’altra faccia: la possibilità di rimettere insieme i pezzi, di guardarsi allo specchio e riconoscersi di nuovo. Nalli ha sottolineato che oggi il trapianto è una pratica diffusissima, anche tra i famosi, e che il “richiamo” di Paesi come la Turchia spesso è legato soprattutto ai costi più accessibili.

In studio, dopo quelle parole, è rimasta addosso una sensazione precisa: quando una persona così esposta decide di raccontare il proprio lato fragile, non è solo intrattenimento. È un pezzo di vita messo lì, davanti a tutti, con il coraggio di chi ha attraversato la paura e sta ancora imparando a conviverci.


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