Ci sono storie che, anche quando pensi di averle archiviate nel dolore, tornano a bussare. E lo fanno nel modo peggiore: con parole sussurrate, registrazioni, allusioni. E una sensazione che stringe lo stomaco, perché attorno a una tragedia già immensa qualcuno avrebbe provato a riscrivere tutto.
In queste ore il delitto di Garlasco è tornato al centro dell’attenzione con un nuovo, delicatissimo tassello: circa due ore di registrazioni audio, accompagnate da documenti e schermate, finite all’attenzione della Procura generale di Milano. Materiale che, secondo quanto emerso, potrebbe essere valutato nell’ambito della nuova fase d’indagine legata all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007.
Il punto, però, non è solo “cosa” contengano quegli audio. È il “perché”: perché, stando a quanto viene segnalato, nelle conversazioni si parlerebbe di interferenze e di tentativi di orientare un racconto alternativo, capace di influenzare il clima mediatico e, indirettamente, anche l’aria che si respira attorno alle indagini.
Le registrazioni e quel sospetto che non se ne vada mai
Le registrazioni sarebbero state citate anche in televisione dalla criminologa Roberta Bruzzone. E il quadro che ne emerge, almeno per come viene raccontato, è quello di una pressione sotterranea: un lavoro di “costruzione” di una narrazione diversa, che col tempo avrebbe potuto confondere, spostare l’attenzione, far nascere ombre dove forse non ce n’erano.
Se questi aspetti venissero confermati, non sarebbe soltanto l’ennesimo capitolo di una vicenda interminabile. Sarebbe una domanda pesantissima su come, negli anni, il caso Garlasco sia stato attraversato da voci, sospetti, scorciatoie e, soprattutto, da un dolore che rischia di trasformarsi in terreno di scontro.
L’esposto: chi lo ha presentato e cosa mette in discussione
A depositare l’esposto è stata la giornalista Chiara Ingrosso, che avrebbe raccolto il materiale durante la propria attività. Nel fascicolo, oltre agli audio, ci sarebbero documenti e altri contenuti che solleverebbero dubbi sulla solidità di alcune testimonianze e sulla gestione di determinati passaggi dell’inchiesta.
Secondo la ricostruzione, nell’esposto si parlerebbe di anomalie e di possibili tentativi di influenzare il corso delle indagini attraverso pressioni esterne. Sul piano procedurale, la Procura generale potrebbe valutare eventuali profili di reato e, se lo ritenesse, trasmettere gli atti alla Procura competente. Al momento, però, non risulterebbe ancora una presa visione ufficiale del materiale depositato.
Vecchie piste, vecchi sospetti: il nome di Stefania Cappa
Dentro questo racconto che torna a farsi incandescente, riemergono anche nomi che in passato erano finiti al centro di sospetti poi rivelatisi inconsistenti. Tra questi, viene citata Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi.
Il riferimento è alla storia della presunta borsa gettata in un canale a Tormello, circostanza che non ha trovato riscontri dopo verifiche approfondite. Nell’esposto, episodi del genere verrebbero indicati come elementi capaci di alimentare confusione e di spostare lo sguardo investigativo.
La frase che fa tremare: “Avevano una relazione”
Ma è un altro passaggio a far esplodere le reazioni. Nel materiale e nel racconto che lo accompagna, spunta il tentativo di accreditare un presunto legame intimo tra Marco Poggi, fratello della vittima, e Andrea Sempio, oggi indagato nella nuova inchiesta.
Un’ipotesi pesantissima, non solo per ciò che implicherebbe sul piano personale, ma per l’effetto devastante che può avere su una famiglia già segnata dalla tragedia. Ed è proprio su questo che, in tv, Roberta Bruzzone ha usato parole durissime, definendo quella ricostruzione “uno dei passaggi più agghiaccianti”, perché costruita – secondo lei – senza fondamento e capace di trascinare nel fango persone estranee ai fatti.
La smentita è arrivata anche dal legale di Sempio, che ha parlato di accuse infondate e lesive, sottolineando il disagio soprattutto nei confronti di Marco Poggi, tirato dentro una narrazione che, comunque la si guardi, lascia cicatrici.
Lo scontro tra avvocati e l’ennesima miccia accesa
Nel documento depositato viene citato anche l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio. Secondo quanto riportato nell’esposto, il legale avrebbe avuto un ruolo nel tentativo di indirizzare alcuni contenuti mediatici.
Accuse che sarebbero state respinte, con l’intenzione annunciata di procedere per vie legali contro l’autrice dell’esposto. A difesa della giornalista è intervenuta l’avvocata Serena Gasperini, rivendicando la correttezza del lavoro svolto.
Adesso la palla passa alla Procura generale di Milano, chiamata a valutare il contenuto degli audio e a stabilire se ci siano margini per ulteriori sviluppi. Sullo sfondo resta Garlasco: un nome che, a distanza di anni, continua a dividere, a far discutere, e soprattutto a ricordare che certe ferite non si chiudono mai davvero.


