
Ci sono storie che restano sospese per anni, come se la terra le avesse inghiottite. Poi, all’improvviso, arriva una voce, una segnalazione, un dettaglio che qualcuno dice di aver tenuto dentro troppo a lungo. E in un attimo il passato torna a bussare, con tutta la sua inquietudine.
È quello che sta succedendo in Toscana, dove il lavoro silenzioso degli investigatori è uscito dagli uffici ed è finito direttamente in mezzo ai campi. Un’operazione delicata, seguita con il massimo riserbo, ma capace di riaccendere una domanda che da troppo tempo non ha risposta: dove è finita quella donna?
Da lunedì scorso, a Lucca, si scava senza sosta in un’area rurale: un terreno vicino a una casa colonica in via di Formentale, in zona Farneta. Sul posto ci sono polizia e vigili del fuoco, con l’aiuto di escavatori e cani molecolari. Un dispiegamento che non lascia indifferenti e che racconta la serietà del sospetto.
Secondo quanto trapela, le ricerche sarebbero state disposte dal sostituto procuratore Enrico Corucci dopo una segnalazione ritenuta meritevole di verifiche. Alcuni testimoni avrebbero indicato un punto preciso, proprio nei pressi delle case di Farneta. Da lì la decisione: controllare, scavare, cercare.
L’ipotesi che circola, ma senza conferme ufficiali, è che gli scavi siano legati a una donna sudamericana scomparsa a Lucca 14 anni fa. L’identità, però, resta protetta dal segreto istruttorio: un silenzio che pesa e che alimenta l’ansia, soprattutto tra chi in questi casi si aggrappa a qualsiasi spiraglio.
Non a caso, nelle prime ore, è riaffiorato subito un nome che in Toscana fa ancora male: Roberta Ragusa, sparita tra il 13 e il 14 gennaio 2012 nel Pisano. Il suo corpo non è mai stato trovato, ma per l’omicidio è stato condannato in via definitiva il marito Antonio Logli, che dovrà scontare 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere. In questo caso, però, quella pista sarebbe stata esclusa.
Quando si parla di scavi e di resti che potrebbero riemergere, la memoria collettiva corre veloce. E nel Lucchese ci sono ferite che non si sono mai chiuse davvero, storie finite con condanne pesantissime anche senza il ritrovamento dei corpi.
Tra i casi più eclatanti c’è quello di Claudia Velia Carmazzi, 59 anni, e della madre Maddalena Semeraro, 80 anni: vivevano in condizioni di povertà in una roulotte a Torre del Lago e sparirono nell’estate del 2010. I loro corpi non sono mai stati trovati, ma un piccolo imprenditore di Viareggio, Massimo Remorini, è stato condannato a 38 anni per duplice omicidio e per occultamento e distruzione di cadavere.
È anche per questo che, oggi, ogni palata di terra a Farneta viene seguita con una tensione quasi fisica. Perché in questi casi basta un frammento, un indizio, un riscontro minimo a cambiare tutto. Ma prima di arrivare a una verità, gli inquirenti devono fare i conti con l’unica cosa che conta: verificare se la pista è concreta.
Al momento, dettagli e riscontri sull’inchiesta restano pochi. Eppure l’impressione è chiara: chi indaga vuole risposte definitive. E se sotto quel terreno ci fosse davvero ciò che si teme, non sarebbe solo una svolta investigativa. Sarebbe la fine di un’attesa lunga 14 anni.


