In Aula basta un attimo perché l’aria cambi. Uno sguardo, un gesto studiato per le telecamere, un mormorio che diventa rumore. E poi quella frase, detta davanti a tutti, che trasforma una seduta in un ring: tensione alta, facce tese, e il solito tema che torna a incendiare tutto.
Perché il Covid, in Parlamento, non è mai davvero “passato”. È rimasto lì, come una ferita politica pronta a riaprirsi appena qualcuno preme nel punto giusto. E oggi il punto è stato premuto forte, con un attacco frontale e una risposta altrettanto tagliente.

A far saltare gli equilibri è stata Alice Buonguerrieri, deputata di Fratelli d’Italia. Dal banco della Camera ha definito Giuseppe Conte un “mentitore seriale”. Due parole pronunciate in Aula, dove l’immunità parlamentare fa da scudo, e che hanno immediatamente alzato la temperatura.
Non solo. Dietro di lei, i colleghi meloniani si sono mostrati con le mascherine indossate in blocco: un gesto simbolico, costruito per essere visto e capito al volo, come a dire “noi non molliamo su questa storia”. Una scenografia che ha fatto discutere ancora prima delle parole.
Lo scontro, però, non nasce dal nulla. Già in mattinata la senatrice di FdI Antonella Zedda aveva tirato in ballo un passaggio del libro dell’ex premier. Conte scrive che “alla fine è solo alla politica che spetta l’onere di assumersi la responsabilità” delle misure restrittive, come i lockdown.
Per Fratelli d’Italia quella frase diventa una specie di “confessione” capace di ribaltare la narrazione di quegli anni: se decideva la politica, allora l’idea che “la scienza dettava le scelte” sarebbe stata, secondo loro, una copertura. Ed è su questo che la polemica torna a mordere.
Il gesto delle mascherine, spiegano in Aula, sarebbe legato alle presunte irregolarità nelle forniture di dispositivi durante la pandemia, finite di nuovo al centro dell’attenzione dopo alcune audizioni in commissione d’inchiesta.
Al centro del fuoco c’è una testimonianza raccolta l’8 aprile: un imprenditore, Dario Bianchi, ha raccontato di aver conosciuto un avvocato che si presentava come “collega del presidente Conte” e che avrebbe offerto consulenze per “sbloccare” problemi legati alla struttura commissariale nella vendita di mascherine.
Conte ha smentito ogni collegamento e ha ricordato che le indagini della Procura su quel caso si sarebbero già chiuse senza risultati. E sui social aveva già messo nero su bianco la sua posizione: “Calunnie sulla gestione Covid. È lo stesso fango con cui ripartono alla carica dopo le archiviazioni dei tribunali”.
La risposta di Conte: “Rinunciate all’immunità”. E poi l’affondo
Quando arriva l’attacco in Aula, Conte non lascia scivolare. Anzi. La sua replica è un invito che suona come una sfida diretta: “Rinunciate all’immunità, se avete tanto coraggio, così ripetete le stesse parole dette in Aula e ci vediamo in tribunale”.
Un colpo che sposta il duello dal piano politico a quello legale, con un messaggio chiaro: se siete convinti, ditelo fuori dal “paracadute” parlamentare. E per il momento, raccontano, nessuno avrebbe raccolto l’invito.
— L’INTRANSIGENTE 🏄♀️ (@Lintransigente5) April 14, 2026
Ma Conte non si ferma lì. Sul piano politico ribalta l’impostazione della commissione, sostenendo che l’opposizione avrebbe chiesto di coinvolgere anche le Regioni guidate dal centrodestra, tra le più colpite dalla pandemia, ma che sarebbero state escluse: “Siccome il coraggio non vi appartiene le avete escluse”.
E poi arriva la frase destinata a restare attaccata alla giornata come una puntina: “Se avesse messo prima la mascherina la deputata Buonguerrieri filtravano meglio le parole in libertà che ha detto”. Risate dai banchi dell’opposizione, rabbia dall’altra parte. L’Aula, di nuovo, divisa in due.
Intorno a Conte, intanto, si sarebbe stretto un fronte largo: Pd, M5S, Avs e Italia Viva hanno inviato una lettera congiunta ai presidenti di Camera e Senato. Nel mirino ci sarebbero audizioni considerate “costruite” senza un reale contenuto istruttorio, convocazioni decise senza confronto con le minoranze e una gestione che, secondo loro, non garantirebbe contraddittorio.
La commissione, per le opposizioni, non starebbe cercando la verità ma materiale utile alla battaglia politica. E con un clima già rovente, la sensazione è che non finisca qui.
Fratelli d’Italia non dà segnali di stop. Conte nemmeno. Con le elezioni politiche che si avvicinano e il leader M5S sempre più centrale nel campo progressista, la guerra sul Covid resta una delle trincee più comode (e più esplosive) da presidiare.
E dopo la scena delle mascherine e l’accusa in Aula, una cosa è chiara: la prossima puntata potrebbe arrivare molto prima di quanto si pensi.


