Quando il cibo cade a terra lo si può mangiare? Può sembrare una domanda banale ma la scienza dà una risposta: ecco le regole per i vari casi


 

Vi è caduto a terra un frutto, un biscotto, un pezzo di pane? Vi chiedete se, una volta raccolto, sia ancora consigliabile mangiarlo o se, invece, non sia meglio gettarlo nel cestino? Esiste una regola universale per chiarire i vostri dubbi. Tutto è legato alla velocità dei vostri tempi di reazione.

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A spiegarlo è stato un ingegnere, Mike Meacham, che ha illustrato la ricerca durante uno show andato in onda sul Discovery Channel. In generale, il principio valido è quello dei “5 secondi”, il tempo massimo entro il quale il cibo andrebbe raccolto per evitare che troppi batteri ci finiscano sopra.

Molto, però, dipende dal tipo di alimento che stavamo mangiando (i cibi secchi, per esempio, ci garantisco qualche prezioso secondo in più) e dal terreno sul quale è caduto, con differenze sostanziali tra il tappeto di casa e l’asfalto della strada sulla quale camminiamo. Servono, comunque, riflessi rapidi e un buono scatto: qualora il terreno fosse umido, il tempo limite è di soli 3 secondi. Superando questa soglia si rischia di raccogliere fino a 10 volte di più il numero dei batteri. L’umidità infatti attira la salmonella, l’E-Coli e la listeria.

Sua sorella è più magra, lei è invidiosa e prende la decisione definitiva: essere ancora più magra. Ed è così che, a forza di mangiare solo una ciotola di cereali al giorno, sprofonda nel buco nero dell’anoressia. Ma la storia non finisce certo qui, anzi

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