Sindone: lo studio choc che cambia la storia. A 30 anni dalla datazione salta fuori il risultato che rimette tutto in discussione


 

Un nuovo studio che ha avuto come oggetto la Sacra Sindone di Torino, il lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l’immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù, ha portato sconcertanti risultati. A trent’anni dalla datazione della Sindone con la tecnica del radiocarbonio emergono nuovi dubbi sull’affidabilità di quel risultato. Se ne parlerà all’incontro annuale del comitato scientifico del Centro Internazionale di Sindonologia, il 5 e il 6 maggio a Chambéry, in Savoia, con medici, fisici, chimici, storici e biologi internazionali. Spiega a La Stampa, Paolo Di Lazzaro, dirigente di ricerca dell’Enea di Frascati, che interverrà al dibattito: “Il calcolo che trasforma il numero di atomi C-14 nell’età di un tessuto presenta maggiori incertezze rispetto ad altri campioni solidi (ossa, manufatti, etc.) a causa della maggiore permeabilità del campione tessile agli agenti esterni (digestione batterica, muffe, sporcizia) (corsivo, ndr)”. (Continua a leggere dopo la foto)




A causa di queste incertezze, rimarca Lazzaro, proprio una delle aziende più famose per la datazione C-14, la Beta Analytic, è oggi cauta riguardo la datazione perché riconosce che ”i campioni tessili necessitano di maggiori precauzioni rispetto agli altri materiali”. La stessa Beta Analytic, ricorda La Stampa, spiega che ”la datazione di tessuti si effettua solo nell’ambito di una ricerca multidisciplinare e che i campioni prelevati da un tessuto trattato con additivi o conservanti generano un’età radiocarbonica falsa”. Ciò significa che dato che la Sindone in passato è stata in contatto con altri materiali conservanti e anti-tarma, la sua datazione potrebbe essere falsata. (Continua a leggere dopo la foto)





 


Lo scienziato dell’Enea contesta anche la determinazione con la quale a suo tempo, dalle colonne della rivista ”Nature”, i tre laboratori coinvolti nella datazione presentarono la loro ricerca come ”prova definitiva”: parole inusuali per un articolo scientifico, dato che ”nei secoli, la scienza è progredita mettendo in discussione i risultati acquisiti in precedenza”. Secondo Di Lazzaro le ipotesi sono ancora aperte anche perché i tre laboratori che eseguirono la datazione 30 anni fa ”si sono sempre rifiutati di fornire l’esatta distribuzione dei dati grezzi. Si tratta dell’unico caso a mia conoscenza in cui gli autori di un articolo si rifiutano di fornire i dati che possono permettere ad altri scienziati di ripetere il calcolo e verificare se è stato fatto correttamente”. Insomma, la Sindone resta ancora avvolta dal mistero.

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