“Ma davvero è così?”. Mette due fogli sulle guance e inizia a parlare, quello che succede nella sua testa è pazzesco! Incredibile ma vero, un esperimento da fare subito (anche se siete soli soletti). E, che vi piaccia o no, lo stupore sarà inevitabile


 

È capitato un po’ a tutti di risentire la propria voce registrata e pensare: “Ma è davvero è così brutta?”. Tranquilli, se tutti diciamo la stessa cosa significa semplicemente che non è vero e che la nostra percezione è fallata (chissà poi se anche una come Adele, la prima volta che ha ascoltato la sua voce ha detto la stessa cosa). In ogni caso, c’è un motivo secondo il quale c’è una differenza sostanziale tra il modo in cui sentiamo la nostra voce e il modo in cui la sentono gli altri (o la risentiamo noi grazie alle registrazioni). A spiegarlo a noi comuni mortali è l’insegnante di canto e vocal coach Chris Beatty, che, in modo molto semplice dice: “Quando parliamo c’è una sorta di anteprima del suono che esce dalla bocca e risale i lati della nostra faccia e colpisce le orecchie direttamente. A influire ulteriormente sulla nostra percezione della nostra voce ci sono anche vibrazioni interne all’orecchio e alla testa. Noi consideriamo l’insieme di questi fattori come il vero suono della nostra voce, ma non è così che ci sentono gli altri”. (continua dopo la foto)






Ma allora come facciamo a capire in che modo ci sentono gli altri? Beatty suggerisce una tecnica ancora più facile del registrarsi. Suggerisce di prendere due cartellette o riviste e sistemarle lungo la faccia, appena davanti alle orecchie. In questo modo la voce non arriverà alle nostre orecchie direttamente dalla bocca lungo le guance, ma dovrà “aggirare” le cartellette e sarà modificata dall’umidità, dal numero di persone attorno a noi, dalla dimensione dello spazio in cui siamo. Insomma, arriverà a noi come arriva alle orecchie degli altri e sarà come sentirla registrata, ma senza usare nessun dispositivo elettronico. John J. Rosowski, ricercatore della Harvard Medical School, aggiunge che le strade che le vibrazioni possono prendere prima di arrivare al nostro orecchio sono talmente tante da modificare inevitabilmente il modo in cui percepiamo la nostra voce. (continua dopo la foto e il video)






 

“E in maniera diversa – continua – in ognuno di noi: da persona a persona per esempio può variare la quantità di liquido cerebrospinale, la forma del canale uditivo, e così via. È più o meno la spiegazione che aveva dato qualche tempo fa anche il canale YouTube di divulgazione scientifica SciShow. Decine di anni di rivoluzioni tecnologiche e nessuno ancora era mai arrivato a questa (ovvia, ndr) conclusione. E tutto grazie al professor Chris Beatty. Grazie, gliene saremo per sempre grati. E ora, alla ricerca delle cartelline (o di due riveiste).
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