Cosa è il Long Covid: i sintomi più frequenti e chi è più colpito. Il nuovo studio

Come riporta il sito dell’Iss, L’Istituto Superiore della Sanità, il Covid-19, conosciuto anche come malattia respiratoria acuta causata dal virus SARS-CoV-2, è una malattia infettiva causata da un virus appartenente alla famiglia dei coronavirus, chiamati così per la caratteristica corona di proteine presente sulla loro superficie. Al 2 febbraio 2021 il suo tasso apparente di letalità è del 2,16%

Il virus si trasmette per via aerea, molto spesso tramite le goccioline respiratorie. Per limitarne la trasmissione devono essere prese precauzioni, come mantenere la distanza interpersonale di almeno 1,5 metri e tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene personale (lavare e disinfettare periodicamente le mani, starnutire o tossire in un fazzoletto o nell’incavo del gomito, indossare mascherine e guanti) e ambientale (rinnovare spesso l’aria negli ambienti chiusi aprendo le finestre e mantenere gli ambienti molto puliti). Intorno a metà dicembre 2019, le autorità sanitarie della città di Wuhan in Cina (circa 11 milioni di abitanti), riscontrarono i primi casi di pazienti che mostravano i sintomi di una “polmonite di causa sconosciuta”; questo primo gruppo di malati era in qualche modo collegato al locale mercato umido, costituito da circa un migliaio di bancarelle su cui si vendevano anche polli, fagiani, pipistrelli, marmotte, serpenti e altri animali selvatici. L’origine è ad oggi ancora incerta.

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Il tempo necessario per riprendersi dalla infezione da SARS-CoV-2, cioè dalla malattia chiamata COVID-19, è differente da persona a persona: la maggior parte recupera completamente entro due mesi ma alcuni disturbi (sintomi) e manifestazioni cliniche possono durare più a lungo. In questo caso si dice che le persone soffrono di Long COVID, termine inglese che viene comunemente utilizzato per indicare l’insieme dei disturbi e manifestazioni cliniche che permangono dopo l’infezione. In inglese le persone che presentano queste caratteristiche vengono anche chiamate Long-haulers.


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Sempre come riporta il sito dell’iss, la possibilità che i sintomi durino nel tempo non sembra essere collegata a quanto si è stati male durante l’infezione. Può anche succedere che persone che hanno avuto una forma lieve di Covid-19 possano sviluppare problemi a lungo termine. In generale, le donne sotto i 60 anni di età sembrano avere il doppio delle probabilità di manifestare il Long Covid rispetto agli uomini. Per motivi non ancora chiari il long Covid è invece meno frequente tra le persone di etnia asiatica.

Oltre all’essere donne, anche l’età avanzata e il sovrappeso, indicato da un indice di massa corporea più alto del normale (BMI, dall’inglese Body Mass Index) potrebbero essere fattori di rischio per lo sviluppo del Long Covid.  Secondo uno studio inglese su 508.707 persone oggetto di indagine il 37,7% ha riferito di aver avuto almeno un sintomo per più di 12 settimane, mentre il 14,8%  ha manifestato tre o più sintomi persistenti. Nella sola Inghilterra, quindi, sembra ci siano due milioni di persone che abbiano in qualche modo sofferto di long Covid.

Pubblicato il alle ore 19:33 Ultima modifica il alle ore 19:33