Coronavirus: “La soluzione potrebbe essere nell’acqua ossigenata”. Perché si parla di questa ‘ricerca’ (non definitiva)

Acqua ossigenata per contrastare la diffusione del contagio da coronavirus? È quanto hanno spiegato alcuni ricercatori napoletani sulle pagine della rivista internazionale di medicina Infection Control & Hospital Epidemiology pubblicato dalla Cambridge University nelle scorse settimane, riporta l’edizione napoletana de la Repubblica. Si tratterebbe di una conclusione che, tuttavia, nella prestigiosa rivista è indicato come ‘Letter to the Editor‘, quindi non una ricerca finalizzata. Tant’è che lo stesso titolo del documento in questione è posto in forma interrogativa: “Il perossido di idrogeno potrebbe ridurre ospedalizzazione e complicanze dell’infezione da Sars-CoV-2?” (“Might hydrogen peroxide reduce the hospitalization rate and complications of SARS-CoV-2 infection?”).

Secondo quanto spiegato dai ricercatori napoletani, l’acqua ossigenata se usata con regolarità potrebbe aiutare nel contenimento della diffusione del contagio da parte di positivi asintomatici. Il coronavirus, infatti, sembrerebbe restare sul muco che ricopre le cellule epiteliali per poi svilupparsi e replicarsi. E dunque, in questa fase iniziale sarebbe particolarmente vulnerabile se “trattato” con l’acqua ossigenata, che dunque andrebbe ad aggredirlo prima che, entro due giorni, raggiunga la mucosa tracheale.


“L’efficacia del perossido di idrogeno è da ricondursi non solo alle sue ben documentate proprietà ossidanti e di rimozione meccanica”, ha spiegato Antonio Del Prete, docente di Oftalmologia all’Università Federico II di Napoli, tra i firmatari del documento, “ma anche grazie all’induzione della risposta immunitaria innata antivirale mediante sovraespressione del TLR3 (Toll Like 3), riducendo pertanto complessivamente la progressione dell’infezione dalle alte alle basse vie respiratorie”.

Il ‘metodo’ sarebbe quello di fare dei gargarismi con l’acqua ossigenata: “Si propone un regime di gargarismi tre volte al giorno per la disinfezione del cavo orale e lavaggi nasali con nebulizzatore due volte al giorno (per una maggiore sensibilità della mucosa nasale). Il perossido di idrogeno (H2O2) è sicuro per l’uso sulle mucose come gargarismi o come spray nasale; infatti, è già comunemente utilizzato in otorinolaringoiatria […] Nessun danno è stato osservato sulle mucose orali o sui loro microvilli dopo il trattamento in corso di gargarismi con H2O2 3%. Un altro percorso per SarsCoV-2 è attraverso i dotti nasolacrimali; pertanto, si consiglia l’uso di iodopovidone 0,5% –0,6% come collirio (1 goccia 3 volte al giorno sulla congiuntiva di entrambi gli occhi) a causa della sua azione antisettica contro SARS-CoV-2 entro 1 minuto”.

Nonostante le premesse, confortanti nella sintesi proposta nel titolo della lettera alla Infection Control & Hospital Epidemiology, si tratta pur sempre di un ‘indizio’ di investigazione tant’è che lo stesso prof. Del Prete in quella circostanza ha invocato attività di crowfunding per potere realizzare una ricerca completa. Di contro, nel frattempo, non è sottovalutabile il rischio di un ricorso, da parte della gente, a metodi non certi e dimostrati come ‘alternativa’ a quelli raccomandati dalle autorità sanitarie, come, a seconda dei casi, isolamento, distanziamento e uso corretto delle mascherine.

Pubblicato il alle ore 08:33 Ultima modifica il alle ore 22:08