Care mamme paurose, siate meno “paranoiche”…

“Forse i bambini di oggi non corrono abbastanza rischi“, è il dubbio che si pone Focus. Bambini iperprotetti possono avere conseguenze negative per il loro sviluppo. Il sociologo Frank Furedi, dell’Università del Kent (GB), ha addirittura coniato l’espressione “genitorialità paranoica” per riferirsi all’eccessiva paura che i propri figli corrano rischi: in generale, si è passati infatti dalla convinzione antica che dovessero crescere il prima possibile a quella opposta, per cui occorre costantemente proteggerli da qualunque danno fisico o psicologico. In questo modo è facile ottenere l’effetto contrario. “L’esperienza del rischio – scrive la Fondazione la Fondazione Patrizio Paoletti – è fondamentale nella vita di un bambino, perché lo aiuta a sviluppare capacità motorie, cognitive e sociali. Le sfide emozionanti e la gioia che consegue dal riuscire ad affrontarle rilasciano nel cervello molta dopamina, un neurotrasmettitore che secondo i neuroscienziati stimola il fissaggio delle esperienze di apprendimento”. Infatti, un bambino sempre sorvegliato e a cui viene vietato di esplorare l’ambiente risulterà più impacciato e con minori abilità motorie: in definitiva, questo lo espone a una maggiore probabilità di farsi male. Inoltre, se gli si trasmette l’idea che il mondo è un luogo pericoloso dove lui è incapace di cavarsela da solo, tenderà di conseguenza a sentirsi insicuro e ad affrontare con scarsa fiducia le prove della vita. Un rischio “moderato”, invece, per il bambino è una sfida, cioè un comportamento con un margine di incertezza di cui lui è consapevole e con cui può decidere di confrontarsi. La psicologa norvegese Ellen Sandseter del Queen Maud University College di Trondheim, ad esempio, ha osservato i giochi di un gruppo di bambini e le reazioni dei loro genitori. La ricercatrice ha evidenziato 6 rischi che i bambini prediligono istintivamente: le grandi altezze (es. arrampicarsi sugli alberi), l’alta velocità (es. giocare con uno skateboard), scorazzare e azzuffarsi con gli amici, avventurarsi in luoghi pericolosi, provare il brivido di perdersi, giocare con attrezzi pericolosi. Ciò che muove quest’istinto irrefrenabile verso il rischio, secondo la studiosa, è la volontà del bambino di sondare i propri limiti e quelli imposti dall’ambiente circostante, per superarli gradualmente. Così egli sarà in grado di vincere le paure, sviluppare fiducia nelle proprie capacità, imparare a muoversi con dimestichezza e valutare correttamente le situazioni, acquisendo sicurezza per tutta la vita.