La marijuana sotto processo, fa bene o fa male? Ecco tutti i pro e i contro


La marijuana fa bene o fa male? Una vera risposta, naturalmente, non esiste, dipende da usi e abusi che se ne fanno. E la letteratura scientifica a riguardo non aiuta, visto che è sconfinata quanto spesso contraddittoria. Proviamo però comunque a mettere in fila qualche considerazione, partendo dal “bene”, cioè i possibili usi terapeutici di questa droga. (continua dopo la foto)








I principi attivi della cannabis sono in grado di contrastare la nausea e il vomito e di stimolare l’appetito. Questo permette di impiegarli per tamponare gli effetti collaterali della chemioterapia sui malati di cancro e nel trattamento di disturbi come l’anoressia. Gli effetti analgesici e antinfiammatori li rendono utili nel trattamento del dolore cronico, in oncologia o per malattie come l’artrite reumatoide, quelli antispastici sembrano essere d’aiuto per i malati di sclerosi multipla o di Sla.

Studi medici si sono concentrati anche sulle potenzialità della marijuana nel trattamento dell’epilessia del glaucoma, dei traumi cerebrali, dell’ictus, della sindrome di Tourette e dell’ epilessia.  Si indaga poi sulla sua efficacia contro alcuni tipi di tumori, come in una ricerca inglese pubblicata alcuni giorni secondo la quale riuscirebbe ad arginare o addirittura a far regredire il cancro al cervello (almeno nei topi usati per gli esperimenti).

Una ricerca inglese: “La marijuana combatte il tumore al cervello”

I principi attivi della marijuana sono presenti già in alcuni farmaci e ora anche in Italia un recente protocollo d’Intesa tra i ministeri della Salute e della Difesa prevede di sperimentare la coltivazione ad uso terapeutico presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. L’oncologo Umberto Veronesi ha commentato così: “La marijuana è un ottimo farmaco. Siccome è anche uno stupefacente, si ha sempre paura ad usarlo. È la stessa cosa che è successa con la morfina. Invece è ottimo contro il dolore, contro i malesseri, contro il vomito, è un sedativo.È giustissimo usarla e coltivarla”. (continua dopo la foto)




Marijuana legale anche in Italia: la produrrà l’esercito

Sull’impiego farmacologico della marijuana c’è ancora molto da studiare e gli orizzonti della ricerca danno diverse speranze ai malati. Cosa diversa è il dibattito riguardo al suo utilizzo più diffuso, quello come droga leggera. Al di là degli scontri tra cultori dello sballo e non o tra liberalizzatori e proibizionisti, dove entrano spesso in gioco temi come l’etica, la libertà individuale ed il ruolo dello Stato, anche la scienza si interroga su questo fronte.

Recentemente hanno fatto scalpore i risultati di uno studio ventennale condotto da Wayne Hall, tra i massimi esperti dell’argomento e consulente per l’Organizzazione mondiale della sanità. Tra le altre cose, contestano la vulgata che la marijuana non dia dipendenza (“allora – ha spiegato il ricercatore – non la danno nemmeno l’eroina e l’alcool”), denunciano l’impoverimento delle capacità intellettuali di chi ne fa uso e sottolineano il rischio che favorisca il risveglio di disturbi psicotici, soprattutto per gli adolescenti. Senza contare gli effetti a lungo termine nei fumatori: crisi respiratorie, bronchiti, infarti e tumori.

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Anche un recente studio condotto in Australia e Nuova Zelanda è particolarmente allarmante. Ha osservato che i ragazzi con meno di 17 anni che fanno uso quotidiano di marijuana hanno meno probabilità di arrivare al diploma e, da adulti, più probabilità di diventare dipendenti dalle droghe pesanti e di cadere nelle depressione, fino al suicidio. La correlazione sembra provata, meno chiaro è invece il rapporto causa effetto. Brutalmente: chi fuma erba diventa depresso, o chi ha una tendenza alla depressione è più spinto a fumare erba? (continua dopo la foto)


Fumi spinelli e diventi un disadattato? Vero ma non troppo

É di poco tempo fa il primo studio che letteralmente “fotografa” gli effetti della marijuana sul cervello, dimostrando, con la risonanza magnetica, che i consumatori cronici (almeno tre volte al giorno) hanno una corteccia orbito-frontale più sottile. Anche il loro quoziente intellettivo risulterebbe più basso. Per compensare la perdita di materia grigia, i neuroni svilupperebbero più connessioni, ma in generale il cablaggio del cervello verrebbe comunque degradato da un uso prolungato della droga.

Marijuana, fotografati gli effetti suo cervello: meno materia grigia, più connessioni

Potremmo andare avanti a lungo, ma i punti fermi resterebbero pochi. Le ricerche si concentrano per forza di cose soprattutto sull’abuso di marijuana, perché gli effetti sui consumatori occasionali sono difficilmente osservabili. Pare sicuro, come in ogni cosa, che il troppo stroppia. Capire però se esista un “giusto” e come possa essere quantificato, cercando sponde nella Scienza, è però molto difficile.

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