Alimenti scaduti, vanno buttati o no? Come regolarsi in base alla data sull’etichetta (ed evitare sprechi)


Ogni anno sono 88 milioni le tonnellate di cibo che finiscono nelle pattumiere. A certificarlo è uno studio della Commissione Europea. Numeri imponenti che danno il metro di un progetto da arginare al più presto. La prima accortezza è quella di non acquistare più del necessario. La seconda, di acquistare alimenti con la data di scadenza. La terza di non adottare il punto due come un dogma di fede.

È per questo che è bene sapere che esiste una differenza importante tra due tipi di scadenza: una perentoria, “da consumarsi entro”, riservata al cibo fresco, e l’altra, “da consumarsi preferibilmente entro” che invece indica solo un termine minimo di conservazione. Il rebus, tradotto nei fatti, significa che i cibi per i quali la scadenza è “preferibilmente entro” non diventano pericolosi a quella data, ma semplicemente perdono alcune proprietà organolettiche. Un’indicazione di qualità quindi, non di sicurezza. Continua dopo la foto






Succede così che lo yogurt può essere consumato anche dieci-quindici giorni dopo la scadenza mentre l’olio extravergine d’oliva e la pasta si mantengono bene anche fino a sei mesi dopo. È preferibile invece consumare le uova non oltre una settimana dalla data di scadenza. E con gli ortaggi? “Le verdure in foglia durano pochi giorni in frigo, le radici (carote, rape) fino a otto giorni”, scrive Repubblica. Continua dopo la foto







E ancora: “I cavoli (in frigo) e le patate (fuori) arrivano ad otto mesi. Infine, la soluzione ideale per non buttare cibo fresco è congelarlo: non solo carne o pesce, anche verdura, cruda o cotta, e frutta”. La prossima volta che leggiamo una data di scadenza, pensiamoci bene prima di regalare alla pattumiera i nostri soldi: secondo Coldiretti una famiglia getta via ogni settimana quasi 5 euro di cibo e ciascuno di noi spreca 36 kg. di cibo all’anno. Continua dopo la foto



 


L’Autorità europea per la sicurezza alimentare è al lavoro per sviluppare strumenti e metodologie che consentano di evitare confusione nel consumatore. Intanto, noi possiamo portarci avanti e imparare a distinguere le differenze e a fidarci dei nostri sensi.

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