“Non funziona”. Coronavirus, altra brutta notizia dopo stop a sperimentazione vaccino


Un’altra brutta notizia per la lotta al Covid: il plasma iperimmune non riduce la mortalità e non ha effetti rilevanti sul decorso della malattia. È quanto emerge dal più grande trial mondiale sviluppato dall’inizio della pandemia. Lo studio, pubblicato in preprint su Medrxiv, è stato condotto dall’Indian Council of Medical Research (ICMR) per valutare i benefici della somministrazione del plasma dei guariti sui pazienti affetti da SarsCov2. “La CP non è stata associata alla riduzione della mortalità o della progressione a Covid-19 grave”, si legge nelle conclusioni. La mortalità tra i partecipanti è stata rispettivamente del 13,6% (con plasma) e del 14,6% (senza plasma).

La malattia è progredita in malattia grave nel 7,2% dei pazienti nel braccio di intervento col plasma e nel 7,4% dei pazienti senza plasma. La notizia è stata riportata anche dal Times of India e dal The Print. La terapia del plasma convalescente per Covid-19 prevede la trasfusione del plasma di un paziente guarito nei confronti di colui che non è stato ancora in grado di alimentare una risposta abbastanza forte contro la malattia. L’idea alla base della terapia al plasma è quella di sfruttare gli anticorpi nel plasma di un paziente che ha sconfitto il coronavirus per aiutare gli altri a sconfiggere la malattia. (Continua a leggere dopo la foto)






Lo studio dell’ICMR, chiamato Placid, è il primo e il più grande studio di controllo randomizzato completato al mondo e ha coinvolto 464 partecipanti di 39 ospedali, sia pubblici che privati, in 14 stati e territori sindacali in India. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: un braccio di intervento su 235 partecipanti che ha ricevuto due dosi di plasma a un intervallo di 24 ore, e un altro con 229 partecipanti che ha ricevuto il “miglior standard di cura” (BSC) senza plasma. Tutti i partecipanti si trovavano ricoverati in ospedale con malattia definita “moderata”. (Continua a leggere dopo la foto)








L’outcome primario è stato misurato sulla base della progressione a malattia grave o possibile morte, 28 giorni dopo l’arruolamento. La mortalità tra i partecipanti all’intervento e ai bracci di controllo è stata rispettivamente del 13,6% (con plasma) e del 14,6% (senza plasma). In entrambe le categorie, la malattia è progredita in malattia grave nel 7,2% dei pazienti nel braccio di intervento col plasma e nel 7,4% dei pazienti senza plasma. “I risultati dello studio Placid indicano che non vi era alcuna differenza nella mortalità a 28 giorni o nella progressione verso la malattia grave tra i pazienti Covid-19 moderatamente malati trattati con CP (plasma) insieme a BSC rispetto al solo BSC (senza plasma)”, osserva il rapporto. (Continua a leggere dopo la foto)


 


Sul tema è intervenuta attraverso un posto su Facebook anche l’immunologa Antonella Viola, professoressa ordinaria di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e direttrice scientifica dell’Istituto di Ricerca Pediatrica (IRP-Città della Speranza). “Non mi odiate – ha scritto la professoressa Viola – non è colpa mia, ma oggi ho un’altra cattiva notizia. È stato completato uno studio clinico controllato e randomizzato sull’efficacia della terapia col plasma iperimmune nel Covid19. E non funziona”.

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