“Ecco quando sarà disponibile per tutti”. Coronavirus, finalmente una buona notizia sul vaccino ‘made in Italy’


A via questa mattina all’Inmi Spallanzani di Roma la sperimentazione sull’uomo del vaccino ‘made in Italy’. “Oggi arriverà qui il primo italiano, il primo volontario che si sottoporrà alla sperimentazione del vaccino. Sono molto soddisfatto e orgoglioso di questo”, ha detto il direttore sanitario Francesco Vaia a ‘Uno Mattina estate’ su Raiuno. In tutto sono 90 i volontari scelti su oltre 7mila che hanno presentato la candidatura, e oggi si parte con la prima dose.

Il progetto, sviluppato insieme all’azienda bio-tecnologica italiana Reithera, è finanziato dalla Regione Lazio con un investimento da 5 milioni di euro insieme al ministero della Ricerca. L’obiettivo è di avere il vaccino in primavera. “Se tutto andrà per il meglio e termineremo questa sperimentazione entro l’anno e se siamo bravi e veloci ora, potremmo avere il vaccino entro primavera prossima in base commerciale. La previsione è questa”, ha spiegato Vaia. Perché la letalità di Covid-19 è stata così diversa nei vari Paesi del mondo? (Continua a leggere dopo la foto)






A spiegarlo arriva un nuovo studio, firmato da Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e Davide Zella, dell’Institute of Human Virology, all’università del Maryland. (Continua a leggere dopo la foto)






Fra gli autori anche Francesca Benedetti, Greg Snyder, Marta Giovanetti, Silvia Angeletti e il celebre scienziato Usa Robert Gallo, uno dei due scopritori del virus dell’Aids, direttore dell’Institute of Human Virology e co-fondatore del Global Virus Network. Il lavoro è stato accettato per la pubblicazione dal ‘Journal of Traslational Medicine’. “Abbiamo esaminato numerosissime sequenze di Sars-Cov-2 da un database mondiale, raccolte da dicembre 2019 a luglio. (Continua a leggere dopo la foto)



 


E abbiamo scoperto che sta emergendo un ceppo che ha perso un ‘pezzo’: abbiamo rilevato la delezione nella proteina nsp1, implicata nella patogenesi del virus. Una modifica che può averne ridotto la letalità e potrebbe spiegare il limitato numero di decessi rispetto ai contagi che sembrano evidenziarsi in certe aree geografiche”, spiega Ciccozzi all’Adnkronos Salute.

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