Coronavirus: mare e focolai, cosa succede nelle spiagge italiane. Esperti: “Non va bene”


“Il peggio deve ancora arrivare. Dispiace dirlo, noi temiamo il peggio. Un mondo diviso aiuta il virus a diffondersi”. Sono parole dure quelle dell’Oms che mette in allarme il globo intero. Eppure se fate un giro per le spiagge italiane il messaggio che sta passando è che tutto sia finito. Dove sono i controlli? Quelli mancano, invece aumentano a dismisura le segnalazioni sulle inefficienze del “sistema”, al punto che in molti casi a venir meno sono anche i controlli. In spiaggia l’assalto è praticamente senza regole, indiscriminato e senza ostacoli.

Addio alle mascherine e al distanziamento come se il virus davvero non esistesse più, come se gli oltre 34 mila decessi e 240 mila contagiati risalissero a decenni fa. La situazione epidemiologica non è quella di marzo e aprile, sia chiaro, e i 6 decessi registrati ieri rappresentano il minimo storico per il nostro Paese. Ma i focolai che sono nati in queste ultime settimane – da Bologna a Cesena, da Mondragone a Fiumicino – dimostrano come la miccia possa riaccendersi in un attimo. (Continua a leggere dopo la foto)






Eppure se l’estate 2020 sembra identica alle precedenti. Poco importa se, nel frattempo, la primavera sia stata trascorsa sul balcone di casa. Praticamente cancellata dalla quotidianità. Il caldo e l’ultimo weekend hanno invitato a nozze gli italiani sui litorali. In Romagna tre locali sono stati multati perché non sono riusciti a impedire assembramenti in pista o perché i camerieri non portavano la mascherina. (Continua a leggere dopo la foto)






Ad esempio, anche se un po’ troppo presto, in Puglia il governatore Emiliano ha riaperto le discoteche all’aperto dal 15 giugno e gli stabilimenti si sono trasformati in movida stile Ibiza. Balli a distanza? Macché. Mascherine? Nemmeno. “È un’illusione credere che gli assembramenti non siano in grado di generare un’epidemia”, ha allertato l’epidemiologo capo della task force pugliese Pierluigi Lopalco. (Continua a leggere dopo la foto)



 


Altro esempio al molo Beverello di Napoli: code e assembramenti per le partenze verso le isole hanno fatto drizzare le antenne al sindaco di Capri che non vuole rischiare di compromettere la stagione. In Versilia, tra Forte dei Marmi e Viareggio, è caos di gente. In Liguria e in Veneto anche. A Roma fioccano sanzioni e luoghi sacri come le scalinate di piazza Trilussa a Trastevere sono diventate off limits. Ma non abbiamo imparato niente ancora?

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