Coronavirus, le autopsie (che in Ministero sconsigliava) rivelano causa della morte


Si tende a pensare che il coronavirus sia meno pericoloso, ma non è così. Gli studi concordano sul fatto che l’agente patogeno non è mutato, ma la diminuzione dei casi gravi è dovuta ad una grande conquista: ora i medici hanno alcune armi in più per combattere l’infezione. Eppure come nel caso della scoperta del caso 1 di Codogno fatta proprio per non aver rispettato i protocolli, anche le nuove conquiste sono state fatte perché si è per certi versi andati oltre il verbo governativo.

Una circolare del Ministero della Salute del 2 maggio scorso sconsiglia di fare esami post mortem ai deceduti per Covid-19. Una tutela per gli operatori sanitari presa proprio mentre il Nord Italia viveva i suoi giorni più bui. Eppure se si fosse seguito alla lettera il consiglio di Roma a Bergamo non si sarebbe potuto scoprire un dettaglio della Covid-19 che ha letteralmente cambiato le sorti della battaglia. (Continua a leggere dopo la foto)








Lo si deve a Andrea Gianatti, 55 anni, responsabile dell’Anatomia patologica dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: con i suoi colleghi ha studiato un centinaio di cadaveri descrivendo per primo come molte delle morti per coronavirus fossero causate da tromboembolie che si verificavano nelle arterie dei polmoni. Una constatazione che ha permesso di capire che eparina e cortisone potessero salvare molte vite soprattutto nei pazienti meno compromessi dalla malattia. (Continua a leggere dopo la foto)






“Gli ultimi decessi si riferiscono a una coda di lungodegenti della rianimazione” spiega in una lunga intervista a il Quotidiano.net. “Sembravamo sotto un uragano. Era decisivo capire perché si instaurasse questa tempesta di citochine. Gli ecografi faticano a visualizzare certe piccole lesioni,che sono visibili solo al microscopio”. (Continua a leggere dopo la foto)



 


L’intuizione che ha permesso di salvare tante vite ha permesso di intervenire sulla coagulazione grazie all’eparina, un farmaco fluidicante, mentre il cortisone interveniva a tamponare l’infiammazione vascolare. Ora quei dati sono contenuti in uno studio in pubblicazione sulla celeberrima rivista scientifica The Lancet ma sono già a disposizione degli studiosi di tutto il mondo grazie ad un paper a prima firma di Luca Carsana.

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