Coronavirus: aria condizionata e ‘fattore vento’. I virologi: “A cosa fare attenzione”


Con l’inizio della Fase 2, il problema non è solo quello degli ambienti affollati, che può essere gestito con la contingentazione degli ingressi, ma è legato anche agli impianti di condizionamento presenti all’interno delle strutture (uffici, bar, ristoranti e mezzi pubblici) che potrebbero essere veicolo di contagio. “È stato ipotizzato che l’aria condizionata possa aerosolizzare il virus e trasmetterlo a distanza ma questo non è assolutamente provato”. “Al massimo può fare da “effetto vento e spingere goccioline di saliva all’interno di un ambiente chiuso”, ha spiegato Giovanni Rezza, direttore dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) durante la trasmissione Agorà, su Rai tre, rispetto a una delle preoccupazioni in vista dell’arrivo dell’estate.

I primi studi a ipotizzare un possibile contagio a causa dell’aria condizionata sono stati condotti in Cina e Corea del Sud. Secondo quanto ricostruito, i ricercatori cinesi hanno analizzato un caso di contagio in particolare, partito da una famiglia di Wuhan che il 23 gennaio si trovava in vacanza a Guangzhou e non sapeva di aver contratto il coronavirus. La famiglia era andata a pranzo in un ristorante, in una sala ampia 145 metri quadrati e dotata di 15 diversi tavoli. Nella sala, in tutto, c’erano 83 persone e otto camerieri. La sera stessa, uno dei membri di quella famiglia aveva iniziato ad accusare i primi sintomi del Covid-19 (febbre e tosse) e sottoposto a tampone era risultato positivo. Le autorità cinesi erano riuscite a identificare tutti i presenti nella stessa sala del ristorante, mettendoli in isolamento. Dopo l’accertamento del caso di contagio da coronavirus, le autorità si muovono immediatamente, identificano tutte le persone che erano presenti nella sala dove c’era il malato e le mettono in isolamento. (Continua a leggere dopo la foto)










Nei giorni successivi alcune persone sedute nello stesso tavolo del malato si ammalano, come si ammalano anche altre persone di altre due famiglie, che erano sedute nei due tavoli vicini, che però erano lontane più di un metro dal paziente infettato. Dopo i casi di covid-19, la sala viene esaminata con attenzione e ci si accorge che i getti dei condizionatori hanno permesso al virus di circolare per quasi tutta l’area. Ecco il motivo per cui la trasmissione è avvenuta a distanza superiore di un metro: le goccioline, che solitamente cadono a terra, in questo caso sono state sospinte dal getto del condizionatore e come conseguenza sono arrivate più lontano. “Dobbiamo considerare, in vista dell’estate, questo fattore per stabilire la disposizione dei tavoli ed il distanziamento. Ci sono però anche aspetti positivi: su 82 persone, 72 commensali e otto camerieri non hanno contratto il virus. La distanza e l’attenzione ai flussi d’aria saranno i due elementi ai quali ci dovremo affidare per la protezione contro l’infezione quando tenteremo di riprendere la nostra vita normale”, aveva commentato il virologo Roberto Burioni. (Continua a leggere dopo la foto)






L’altro caso riguarda un call center di Seul, nella Corea del Sud. L’allarme è scattato dopo un caso positivo e iniziano ad essere fatti una serie di testa a tappeto, alla fine vengono identificati 97 casi positivi, tutti i dipendenti del call centre che lavoravano sullo stesso piano, ma anche 5 persone che si trovavano su un altro piano. Così sono scattate le indagini. Lo studio ha mostrato che il SARS-CoV-2 può essere eccezionalmente contagioso in ambienti affollati come un call center. Per entrare a contatto con il virus occorre una vicinanza prolungata ma anche i condizionatori possono essere veicolo di contagio. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Come riporta Il Messaggero, si parla di ”effetto vento”. “Ma si tratta di un caso eccezionale, non è stata l’aria condizionata in sé a trasmettere il virus”, spiega Rezza. Dello stesso avviso Luigi Lopalco, epidemiologo, responsabile del Coordinamento regionale elergenze epidemiologiche Puglia: “I problemi potrebbero essere i flussi d’aria che vengono creati dai condizionatori perché potrebbero spostare la famose goccioline che contengono il virus più lontano del famoso metro di distanziamento. Dipende quindi se l’aria condionata crea flussi”. Per questo motivo, secondo Roberto Burioni: “Occorre una particolare attenzione nella disposizione dei tavoli e nel loro distanziamento, specie in presenza di forti correnti d’aria dovute a condizionatori”.

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