“Ecco cosa fa morire. Questi 2 farmaci per sconfiggerlo”. Coronavirus, la scoperta


Si chiama Maurizio Viecca ed è il primario di Cardiologia all’ospedale Sacco di Milano e pneumologo. In una lunga intervista al Giornale ha spiegato che in molti stanno guardando con ammirazione la sua intuizione. L’osservazione, che già in tanti chiamano “Protocollo Vecca” è stata fatta su 5 pazienti e sono migliorati sensibilmente in poche ore. É lui stesso a raccontarlo: “Ho osservato che alcuni pazienti passavano dal casco, il Cpap, all’intubazione, in modo troppo repentino, nel giro di un’ora e mezzo. Ma il processo infiammatorio generato dal virus, cioè la polmonite interstiziale bilaterale, non si aggrava così in fretta. Questi pazienti avevano un aumento dei valori di didimero e una diminuzione di piastrine.

Insomma c’era una trombosi in atto. L’antiaggregante capostipite che si dà a tutti i pazienti infartuati è l’aspirina. Nel mio protocollo ho aggiunto una combinazione di farmaci antiaggreganti che si associa al cocktail di farmaci antinfiammatori e antivirali. A quel punto “Chi era sotto pallone è passato alla mascherina, chi aveva la mascherina ha usato gli occhialini, cioè le cannule nel naso. Per il medico non si muore di polmonite: “É difficile morire per una polmonite interstiziale. (Continua a leggere dopo la foto)






E Manuela Nebuloni, la nostra anatomopatologa, su 30 autopsie effettuate ha riscontrato sempre una trombosi dei capillari polmonari. Ci sono in giro moltissimi asintomatici, che dopo un mese sono ancora positivi. E tanti bambini sono portatori sani, così quando hanno chiuso le scuole sono stati con i nonni. Serve uno screening a campione sul territorio per capire a che punto siamo. (Continua a leggere dopo la foto)






Inoltre la mascherina e il distanziamento sono fondamentali. Altrimenti, senza protezione, basta un giro in metro e si ricomincia con l’ecatombe. Fondamentale quindi il lavoro dei medici di base: “Bisogna far partire il progetto della piattaforma per le cure domiciliari. Dobbiamo liberare gli ospedali normali perché la gente muore anche di altre patologie. (Continua a leggere dopo la foto)



 


L’infarto non è andato in vacanza. E poi lo abbiamo capito dai cinesi che i contagiati non devono entrare negli ospedali normali. Abbiamo un ospedale della Fiera da sfruttare e farlo diventare un punto di riferimento per il coronavirus. Completiamolo anche per i pazienti che hanno bisogno solo di un’assistenza e non solo per chi deve andare in rianimazione”.

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