Cocaina, ma quale sballo: basta una sola dose per danneggiare il cervello


“Ne faccio un uso limitato”, “Una volta, tanto per provare”: sono attenuanti che non valgono quando si parla di cocaina. Anche un solo utilizzo è una bomba che esplode nel cervello. È un recente studio condotto presso UC San Francisco Ernest Gallo Clinic and Research Center a spiegare che l’assunzione di cocaina può influenzare drasticamente il processo decisionale dell’individuo anche dopo una sola “pippata”. Utilizzando topi vivi, i ricercatori hanno studiato il lobo frontale (cioè quell’area del cervello che gestisce il processo decisionale e la memoria) che è la zona in cui la cocaina agisce. E loro stessi sono rimasti sorpresi definendo “scioccante” scoprire che si abbiano questi cambiamenti neurologici appena dopo il primo utilizzo. In verità non è l’unico studio a lanciare l’allarme sull’uso di “bianca” e sui danni che provoca.

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Altre due ricerche, una italiana e una inglese, hanno messo bene in evidenza che la cocaina riduce la quantità di materia grigia, rende incapaci di prendere decisioni, fa perdere la memoria e rovina il cuore. Secondo uno studio del Behavioural and Clinical Neuroscience Institute dell’Università di Cambridge, il principio attivo della cocaina modificherebbe in modo permanente la conformazione fisica del lobo frontale e dei centri della ricompensa di chi ne fa uso. E, inoltre, l’assunzione di coca riduce progressivamente la soglia dell’attenzione e rende sempre più compulsivo e incontrollabile il consumo. Difatti, una risonanza magnetica per immagini del cervello di 60 volontari cocaino-dipendenti ha evidenziato notevoli anomalie rispetto al cervello di chi non ha mai utilizzato stupefacenti. Il lobo frontale e il cingolato anteriore dei cocainomani presentano una quantità di materia grigia sensibilmente inferiore al normale e ciò influisce negativamente sulle capacità decisionali, sulla determinazione nel raggiungere obiettivi, nell’attenzione e nei processi emozionali. E ancora: gli utilizzatori della cocaina mostrano uno sviluppo anormale dell’insula e del nucleo cordato (una regione profonda del cervello), con alterazioni nei meccanismi del piacere, della ricompensa e del coordinamento motorio.

La ricerca italiana, condotta presso la Fondazione Gabriele Monasterio Cnr-Regione Toscana, in collaborazione con la Asl 5 di Pisa e i Servizi per le tossicodipendenze toscani, ha invece analizzato gli effetti sul cuore, dimostrando che l’assunzione di cocaina lo danneggia seriamente. e lo fa in modo subdolo cioè senza provocare sintomi che consentano di intervenire prima che sia troppo tardi. L’analisi dei cuori di 25 uomini con una lunga storia di convivenza con la droga ha evidenziato danni cardiaci nell’83 per cento dei casi e una riduzione del volume del ventricolo sinistro nel 47 per cento di loro. E il 73 per cento dei soggetti analizzati ha mostrato danni ai tessuti cardiaci, probabile conseguenza di un infarto non avvertito.

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