Coronavirus, l’allarme di Fontana: “Prepararsi per possibile nuova ondata a ottobre”


“Ci sono scienziati che ci dicono che essendo un virus che ha attinenza con l’influenza c’è il rischio che alla ripresa del virus influenzale in ottobre e novembre ci possa essere anche una ripresa del coronavirus. Quindi bisogna prepararsi”. Lo dice il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, su Radio Padania. “Noi ci siamo preparati, la nostra risposta finora è stata una risposta alla drammatica emergenza improvvisa. La nostra sanità ha dovuto affrontare uno tsunami, è partito tutto con una violenza mai vista”. Alla ‘futura emergenza’ servirà, ad esempio, l’ospedale della Fiera di Milano.

“La nostra sanità non è una delle migliori, è la migliore – rivendica il governatore – Se quello che è successo nella nostra regione fosse successo altrove non so come sarebbe finita. Io mi posso solo dire orgoglioso”. Nel frattempo l’Italia si prepara alla fase 2: centocinquanta accademici scrivono al governo quali misure si debbano prendere nella ‘fase successiva’, quella della convivenza con l’emergenza coronavirus. Tra queste, l’incremento dei test, l’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale e geolocalizzazione, l’isolamento dei soggetti positivi e misure di quarantena localizzate. Più tecnologia, quindi, per sopravvivere al virus e favorire la ripartenza del sistema economico. (Continua a leggere dopo la foto)









I centocinquanta professori sono medici, scienziati, economisti, matematici, fisici, biologi, filosofi, storici, chimici, ingegneri, giuristi: l’appello nasce dall’iniziativa del professor Giuseppe Valditara, già capo dipartimento formazione superiore ricerca del Miur. L’appello prende esempio dall’esperienza della Corea, che con una serie di misure è passata dalla condizione di seconda nazione al mondo per numero di contagi a poco più di un decimo di quelli accertati in Italia. (Continua a leggere dopo la foto)






“Tali misure hanno reso possibile un elevato livello di contenimento evitando il blocco totale del sistema economico e produttivo, realizzando un rilevante numero di test mirati, incrociati con l’isolamento dei soggetti positivi ed un loro tracciamento attraverso la geolocalizzazione. Le misure di sorveglianza attiva, già avviate in Veneto, potrebbero inoltre concorrere ad una migliore gestione dell’emergenza sanitaria evitando la saturazione degli ospedali e prevedendo misure solo localizzate di quarantena generalizzata”. (Continua a leggere dopo la foto)



 


L’utilizzo delle tecnologie di tracciamento hanno occupato un ruolo centrale in questa strategia; per questo il gruppo di firmatari giudica necessario “l’avvio di una politica di geolocalizzazione che deroghi temporaneamente alle norme sulla privacy, con un termine certo e nel rispetto dei diritti costituzionali”. I firmatari dell’appello indicano anche la necessità di “aumentare il numero dei tamponi e dei test sierologici generalizzati per quelle categorie professionali che operano a contatto con i pazienti o che hanno più contatti con il pubblico e per tutti coloro che manifestano sintomi, i loro familiari e tutti coloro con cui sono venuti in contatto negli ultimi giorni”.

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