Coronavirus, e se il contagio non si fermasse del tutto? Parla la nota virologa


Coronavirus, per il secondo giorno consecutivo è sceso il numero di contagiati, così come è calato da 48 ore il numero delle vittime. Lo dicono gli ultimi dati, aggiornati a lunedì 23 marzo 2020, comunicati dal capo dipartimento delle Protezione Civile Angelo Borrelli nel corso della quotidiana conferenza stampa. Sono 6077 le persone morte in Italia nella crisi coronavirus. Rispetto a domenica, sono stati registrati altri 601 decessi.

Il totale dei guariti è 7432 (+408), i casi attualmente positivi sono 50418 (+3780): 26522 in isolamento domiciliare, 20692 ricoverati con sintomi e 3204 in terapia intensiva. Anche in Lombardia, la regione più colpita, si stanno riducendo i ricoveri. “È una buona notizia, significa che le misure di contenimento in Italia stanno funzionando”, commenta Ilaria Capua, la virologa che dirige all’Università della Florida l’One Health Center of Excellence dove si studia la salute umana, ma anche quella animale in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. (Continua dopo la foto)







È una buona notizia, sì, ma si potrebbe fare di più. Come fare il tampone ai sanitari, visto il numero altissimo di medici infettati in Italia, dice la Capua, ma sulle nuove tecnologie come il tracciamento via smartphone per intercettare i contagi si dice perplessa. Perché “non siamo coreani e nemmeno cinesi, dove queste tecnologie sono state utilizzate”, spiega ancora al Corriere. (Continua dopo la foto)






Ma nonostante le prime timide notizie positive, per la virologa è anche “probabile che il contagio non si fermi del tutto anche se rallenterà”. Dunque vanno protette soprattutto le persone più fragili. Come “gli immunodepressi perché magari hanno un tumore – spiega ancora al quotidiano – Chi soffre di malattie croniche come cardiopatie o diabete. Occorre entrare nell’ordine di idee che tutti, ma soprattutto queste persone, per un ‘certo numero di mesi’ dovranno proteggersi”. (Continua dopo la foto)



 


Significa entrare nell’ordine di idee che il sistema sanitario dovrà essere rivisto, perché “si deve fare carico di queste persone che non sempre sono anziani, al di fuori della società produttiva. Sono persone che hanno ancora la loro vita lavorativa”, aggiunge. Un altro tema su cui riflettere ad avviso di Ilaria Capua è la salute mentale perché per “molte persone questa epidemia rappresenta uno stravolgimento della loro vita”, conclude.

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