Annie Parker, il film che aiuta le donne a lottare contro il tumore al seno


Un film che invita le donne a combattere e non arrendersi: Annie Parker, il lavoro di Steven Bernstein con Helen Hunt e Samantha Morton, in uscita il 30 ottobre con Koch Media, ispirato alla storia vera di due donne che, su percorsi paralleli, lottano contro il tumore. Il film, di cui parte degli incassi sarà devoluta proprio all’associazione Komen, è stato presentato in anteprima il 15 ottobre nel Bra Day, giornata internazionale per la consapevolezza sulla ricostruzione mammaria, in pieno Ottobre rosa, mese Internazionale della prevenzione del tumore al seno. In quell’occasione Rosanna Banfi, testimonial dell’associazione Susan G. Komen per la lotta ai tumori al seno, e madrina delle Donne in rosa, lo dice con la convinzione di chi dopo aver affrontato la malattia nel 2009, condivide la sua esperienza per aiutare le altre donne: “Credo che lo scoglio ancora da superare sia la vergogna, la paura di diventare brutte, di essere meno amate dai propri compagni. Per questo io cerco di stare fra la gente, per far capire che come ce l’ho fatta io, tutte ce la possono fare”.

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Nella storia, il percorso emotivo di Annie Parker (Morton, brillante in un tour de force attoriale e fisico), che perde per il cancro al seno la madre, la sorella e una cugina, prima di affrontarlo lei stessa, decisa a vincerlo, si lega con quello della genetista Mary-Claire King (Helen Hunt). Famosa anche per l’uso della sequenziazione genetica per identificare le vittime di violazioni dei diritti umani, Mary-Claire, grazie alle sue ricerche durate oltre 30 anni, è riuscita a identificare un collegamento genetico, il gene Brca1 in determinati tipi di cancro al seno. Una scoperta di immenso valore anche nello studio di molte altre malattie. Nel cast anche Aaron Paul (Breaking Bad), nei panni dello sconclusionato marito di Annie. Bernstein (direttore della fotografia, fra gli altri di Come l’acqua per il cioccolato e Monster) per questo suo debutto alla regia, che ha ricevuto premi in vari festival internazionali, da Seattle a Milano, ha pensato a un modello di filmantropia, cioè di film socialmente consapevole mirato a sensibilizzare il pubblico anche attraverso il legame con associazioni sul territorio.

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