“Allerta contagio!”. Vaiolo delle scimmie arrivato in Europa. Il primo caso


In Italia tiene banco il virus ‘Febbre del Nilo’, conosciuto scientificamente come infezione del West Nile. Nelle ultime settimane, come rivelato dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie che ha confermato la presenza di questa infezione  in alcune zanzare, in particolare nel comune di Villa Bartolomea, sono state colpite ben tre persone. Casi simili, infatti, sarebbero stati registrati anche nelle province di Venezia e Treviso. Ma se nel Bel Paese a preoccupare è la ‘Febbre del Nilo’, nelle ultime ore la Gran Bretagna non se la passa di certo meglio: oltre 50 persone potrebbero rischiare il contagio da vaiolo delle scimmie dopo che nel Regno Unito è stato registrato il caso della malattia proveniente dall’Africa. Un ufficiale della Marina nigeriana, recatosi in Inghilterra per prendere parte a un esercizio di addestramento del Ministero della Difesa (MoD) presso una base della Royal Navy in Cornovaglia, è stato trovato positivo al virus. Come riporta il Telegraph l’uomo ha viaggiato su un volo per Londra dove erano presenti 50 persone, che sono state tutte allertate e che verranno sottoposte a dei controlli. (Continua a leggere dopo la foto)



L’ufficiale ha iniziato ad avere i primi sintomi una volta arrivato alla base militare britannica. Il ministero della salute sta procedendo con i dovuti controlli, ma ha fatto sapere che per ora non c’è nessuna allerta. Anche perché, come fanno sapere le autorità competenti, questo virus: “Non si diffonde facilmente tra le persone e il rischio di trasmissione al grande pubblico è molto basso. Stiamo utilizzando severe procedure di isolamento in ospedale per proteggere il nostro personale e i pazienti”. (Continua a leggere dopo la foto)


La malattia è chiamata “vaiolo delle scimmie” perché fu osservata per la prima volta nel 1958 nelle scimmie di laboratorio Macaca fascicularis. Nel suo stato naturale in realtà il virus colpisce i roditori (soprattutto scoiattoli, ratti e topi), e può essere trasmesso ai primati (e quindi anche agli esseri umani) dagli animali infetti attraverso uno stretto contatto (sangue o morsi). L’agente eziologico è un virus del genere Orthopoxvirus, famiglia Poxviridae, un virus simile al Variola (il virus del vaiolo) e al Vaccinia (il virus utilizzato nel vaccino del vaiolo). È possibile la trasmissione interumana del virus: lo si sospettava in base a una epidemia scoppiata nel 1997 nella provincia del Kasai Orientale (Repubblica Democratica del Congo) ed è poi stato confermato da uno studio epidemiologico ad hoc. (Continua a leggere dopo la foto)


 

Ma come riconoscere il ‘vaiolo delle scimmie’? Segni e sintomi sono simili a quelle del ‘classico’ vaiolo. Insorge circa 12 giorni dopo l’esposizione con malessere generale (febbre, mal di testa, dolori muscolari) e linfadenopatia, e in genere dura da due a quattro settimane. Compare, dopo 1-3 giorni dalla febbre iniziale, una eruzione cutanea (vescicola che evolve in genere in papulo-pustola, poi forma una crosta e cade) generalmente prima sul volto.  Al microscopio ottico si osservano degenerazione ballonizzante dei cheratinociti e presenza intracellulare di corpi eosinofili. Si dimostra il DNA virale per mezzo della PCR in un campione clinico. Non esiste un trattamento specifico. Il tasso di mortalità? Di gran lunga inferiore rispetto al ‘classico’ vaiolo: i casi variano dall’1 al 10%, la maggior parte delle persone riescono a guarire, ma in alcuni casi il vaiolo delle scimmie  può anche uccidere.

Leggi anche:

“È morta”. Virus killer, un’altra vittima si aggiunge all’elenco. Adesso è allarme