“Ci perseguitano”. Le zanzare non sono tutte uguali: ecco quelle che trasmettono dalle nostre parti


La trasmissione di malattie infettive dalle zanzare all’uomo è sempre esistita ed è un problema molto più sentito nei Paesi in via di sviluppo. Per questo è importante correre ai ripari utilizzando repellenti sulla pelle e sugli abiti, zanzariere, pantaloni lunghi. E poi fare trattamenti antilarvali, eliminare i sottovasi, svuotare frequentemente le ciotole d’acqua per gli animali domestici, evitare che l’acqua ristagni nei giardini. Tutti procedimenti che possono tenere lontane le zanzare. Perché oggigiorno il rischio di infezione è sempre più alto. Bisogna prestare attenzione solo zanzare femmine, che si nutrono del nostro sangue (nessuna differenza in base al gruppo sanguigno) per alimentarsi o per riprodursi: fungendo al contempo da vettori per l’eventuale trasmissione di un virus all’uomo. Sono migliaia le specie di zanzare finora classificate, ma due le più pericolose per l’uomo: Aedes Aegypti e Aedes Albopticus. La prima viene dall’Africa, la seconda dall’Asia. Ma con il tempo e gli scambi commerciali, gli insetti sono giunti anche alle nostre latitudini: dove per buona parte dell’anno trovano temperature comunque idonee alla loro sopravvivenza. E quali sono le malattie che possono trasmettere alle quali dobbiamo prestare particolare attenzione? (Continua a leggere dopo la foto)







A lanciare l’allarme è il Sit, ovvero Società Italiana Malattie Infettive, che spiega: “In un mondo globalizzato, in cui le lontananze possono essere abolite dalla rapidità dei viaggi aerei, la rete delle unità operative di malattie infettive garantisce in gran parte del territorio nazionale la presenza di specialisti competenti, in grado di riconoscere le infezioni emergenti ed assistere al meglio le persone colpite. Il suo mantenimento e rafforzamento, contrastando politiche miopi di opposto orientamento applicate localmente, rappresenta un importante strumento per la protezione della popolazione tutta”. Ma quali sono i virus da non sottovalutare? In Italia sono ben tre: il Chikungunya, lo Zinka e il West Nile. (Continua a leggere dopo la foto)






L’infenzione detta Chikungunya non è mortale ed è poco diffusa in Italia. Un’epidemia di Chikungunya  è difficile che si verifichi perché è impossibile per la zanzara trasmettere il virus alla propria progenie. Perché un’epidemia si verifichi in Italia bisogna pertanto che una persona o una zanzara infette arrivino da un’area in cui è in corso l`epidemia. Lo scorso anno, però, si sono registrati diversi casi, specie al Mezzogiorno. I sintomi sono molto fastidiosi: “La febbre nei primi giorni può essere molto alta e i dolori articolari anche intensi, che possono permanere per settimane”. A trasmettere la febbre Chikungunya all’uomo è la puntura di zanzare infette appartenenti al genere Aedes. Il virus Chikungunya è sbarcato per la prima volta in Saint Martin, un’isola dei Caraibi, solo alla fine del 2013. Da allora la malattia ha interessato 45 paesi del continente americano in cui si stima si siano verificati, all’aprile scorso, oltre 1,7 milioni di casi. E gli altri due virus? (Continua a leggere dopo la foto)




 

La Zika, simile alla Malaria, invece, viene trasmessa dalla puntura di zanzare infette di alcune specie appartenenti al genere Aedes. Zika, infatti, è un Flavivirus: simile al virus della febbre gialla, della dengue, dell’encefalite giapponese e dell’encefalite del Nilo occidentale. La trasmissione avviene generalmente tramite la puntura della zanzara vettore. Il soggetto punto da una zanzara portatrice e nuovamente punto da una zanzara non infetta, può dunque innescare una catena in grado di dare origine a un focolaio endemico. Il contagio tra umani è possibile e può avvenire attraverso i liquidi biologici: per via sessuale, attraverso le trasfusioni, nel passaggio materno-fetale. Uno dei virus che si sta diffondendo negli ultimi anni nel Bel Paese è il West Nile: in condizioni favorevoli, la zanzara in grado di trasmettere questo virus resta attiva fino ad ottobre. Negli ultimi cinque anni il picco dei casi si è registrato in piena estate, nel mese di agosto, con qualche caso osservato finanche a ottobre e inizio di novembre. A tal proposito gli infettivologi italiani evidenziano: “Ciò può significare che il fenomeno in atto non sia concluso e che altri casi si stiano verificando o si possano verificare nell’immediato futuro”. Per il West Nile non esiste ancora un vaccino né farmaci efficaci.

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