Influenza, ecco l’errore più comune che facciamo quando abbiamo la febbre. Parlano gli esperti


 

La febbre alta viene spesso trattata in maniera inopportuna dai pazienti, spinti da errati luoghi comuni. L’uso di antipiretici in adulti sani, infatti,  può essere considerato superfluo quando la febbre non raggiunge i 40°C.

La febbre alta non è una malattia, ma una reazione difensiva del corpo all’attacco di batteri o virus. Non a caso, un consistente rialzo locale o sistemico della temperatura corporea viene utilizzato anche a scopi terapeutici, nel tentativo di distruggere i tumori (soprattutto quelli superficiali come il melanoma).

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‘’A dispetto della segnalazione obbligatoria delle avvertenze ministeriali per l’uso dei farmaci contro la febbre, – spiega il dottor Attilio Speciani, allergologo e immunologo clinico sul sito Eurosalus – le immagini trasmesse invitano a ridurre facilmente febbre e malessere per essere subito pronti a ripartire anche meglio di prima. E infatti i farmaci antipiretici e antinfiammatori (da molti conosciuti come Fans) sono tra i prodotti più usati al mondo. 

Purtroppo però non sono privi di rischi. Chi prende un farmaco che abbassa la temperatura cerca sempre un ipotetico vantaggio personale, senza ragionare sugli effetti sociali che questo tipo di azione può generare sulla storia della malattia stessa e sulla popolazione in generale. Già dal 2001 è stato chiarito che abbassare la febbre per andare a lavorare in ufficio o per riuscire a mantenere un appuntamento è una scelta antifisiologica che allunga i tempi di guarigione, ma negli ultimi anni si è capito che si tratta di una scelta che può diventare lesiva nei confronti delle persone all’intorno, bambini o adulti che siano’’.

‘’La febbre è un meccanismo difensivo potente – prosegue – e nella guida alla prevenzione delle malattie invernali da sempre segnaliamo che la giusta prevenzione porta spesso a evitare di ammalarsi, oppure consente di affrontare in tempi brevi e con ottime capacità di risposta lievi forme influenzali, che obblighino magari a un paio di giornate di riposo prima di riprendere la propria attività.

Questo tipo di incontro con il virus e il superamento dell’infezione aiutano a stimolare le cellule NK (particolari cellule del sistema immunitario) che svolgeranno nei mesi e anni successivi una migliore difesa antitumorale e antidegenerativa. Ammalarsi gentilmente può aiutare a prevenire malattie più gravi.

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Secondo una valutazione fatta dai ricercatori canadesi, a fronte di un’epidemia stagionale si ipotizza che il 5% dell’intera mortalità influenzale sia dovuto alla riduzione della febbre ottenuta per via farmacologica. 

‘’Fin dal 2009, la Società Italiana di Pediatria – spiega il dottore – aveva comunque chiarito, con una pubblicazione su Clinical Therapeutics, che nei bambini la febbre non andasse trattata di per sé; nel documento se ne sconsiglia anzi il controllo, salvo quando la febbre sia davvero causa di disagio per il bambino (Chiappini E et al, Clin Ther. 2009 Aug;31(8):1826-43. doi: 10.1016/j.clinthera.2009.08.006). Purtroppo invece la febbre viene abbassata in molti casi solo perché è presente e non perché stia generando un severo fastidio a chi ne soffra’’. 

‘’La febbre può essere “accompagnata” modificando le reazioni cellulari, con interventi di supporto naturali, ad esempio con Omega 3 vegetali adatti (Olio di Perilla o Zerotox Ribilla), stimolando le difese immunitarie con una associazione di minerali come Oximix 1+, con vitamina C (Ester-C Plus 500), o ancora con un efficace rimedio a base di estratto di broccolo, zinco, inositolo e betaglucani. L’uso di Zerotox Betamune di cui suggeriamo l’assunzione di 1 tavoletta al giorno durante tutto il periodo invernale,  – spiega Speciani – può essere incrementato in qualsiasi forma acuta da raffreddamento a 2-4 tavolette al giorno per i 2-3 giorni in cui l’infezione possa essere controllata.

In questo caso la scelta terapeutica (che porta anche all’abbassamento della febbre) origina da presupposti completamente diversi. Dove il farmaco blocca semplicemente un sintomo (la febbre) in modo chimico, i trattamenti indicati – conclude il dottore – stimolano la risposta difensiva dell’organismo e lo portano a ridurre la febbre attraverso un percorso di graduale guarigione.Decisamente tutta un’altra storia’’.

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