“Non beveteli, il rischio contaminazione è altissimo”. È Striscia la notizia a far luce su un problema davvero preoccupante e tutto italiano. “Lo usiamo tutti, continuamente” e le conseguenza potrebbero essere molto fastidiose. “Evitateli”


 

In caso di afa pressante e giornata di mare, l’unica soluzione, a volte, è solo e soltanto una bella “grattachecca”, termine romano che può essere tradotto più o meno come granita (sì, lo sappiamo che non è la stessa cosa). Oppure pensando a ritroso, magari di quella bella serata con gli amici in una discoteca piena di calca, caldo torrido e umidità: “Ci vuole un bel cocktail”, dice sempre qualcuno. Cosa c’è in comune in questi due prodotti? Il ghiaccio. Bene, pensate che ben il 56% del ghiaccio prodotto e somministrato sarebbe contaminato, sì, proprio così, avete letto bene. Secondo i dati presentati a Milano presso il Palazzo Pirelli nel corso della Tavola Rotonda “Il Ghiaccio, un alimento troppo spesso sottovalutato”, organizzata da Inga – Istituto Nazionale Ghiaccio Alimentare con la partecipazione di Ministero della Salute; Regione Lombardia; Regione Sicilia e di esperti del settore, in molti bar, discoteche, pub, ristoranti e altri operatori turistici, producono ghiaccio che in molti casi non può essere considerato alimentare, utilizzandolo, lecitamente, per raffreddare le bottiglie e illecitamente a diretto contatto con alimenti e bevande. (Continua dopo la foto)







Anche il ghiaccio prodotto da appositi macchinari, è risultato non a norma dalla maggior parte delle analisi fatte, secondo i dati diffusi da Inga. Questo perché spesso la macchina non viene sottoposta alle necessarie operazioni di pulizia, manutenzione e sostituzione dei filtri. Viceversa la sua produzione deve sempre rispettare le norme igieniche e se il ghiaccio è auto-prodotto deve essere inserito nella valutazione Haccp. Ma cosa si rischia davvero bevendo ghiaccio contaminato? A rispondere è direttamente l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) che indica chiaramente il ‘ghiaccio in cubetti’ tra gli alimenti ad alto rischio di contaminazione biologica; ricorda anche che il cibo conservato per lungo tempo tra 5°C e 60°C è quello a maggior rischio. “Fenomeni diarroici, mal di pancia oppure crampi allo stomaco. Nei casi più pericolosi anche problemi decisamente più pericolosi”. (Continua dopo le foto)





 

Quindi, anche il ghiaccio usato a contatto con gli alimenti deve essere sicuro. Inoltre: ad alto rischio di contaminazione sono anche le fasi finali della filiera, cioè la conservazione e la manipolazione, se condotte in modo non corretto, come ha messo in luce di recente “Striscia la Notizia”, su Canale 5. Il mercato del ghiaccio alimentare confezionato in alcuni paesi è già estremamente sviluppato. Fra i paesi europei, la Spagna la fa oggi da padrona con un consumo annuo di oltre 400.000 tonnellate di ghiaccio di cui il 50% circa è prodotto e confezionato in grandi stabilimenti produttivi e dalle condizioni igieniche sicure. Secondo quanto rilevato dall’International e European Packaged Ice Association, l’Italia è il paese con il più alto potenziale di crescita che, in pochi anni potrebbe arrivare a contare un consumo di oltre 500.000 tonnellate. Un dato che non fa ben sperare.

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