Senza utero né vagina, la lunga via crucis di donne molto sfortunate…


 

E’ una rara malformazione congenita femminile che si chiama “sindrome di Mayer Rokitansky Kuster Hauser”, impedisce lo sviluppo dell’utero e la parte superiore della vagina e nega alle donne definite semplicemente “Roki” la possibilità di avere figli per vie naturali.

 

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In Italia un centinaio di persone affetto da questa particolare sindrome si è riunito in un’associazione: vogliono proporre una petizione al ministro della Salute Lorenzin per inserire la patologia nell’elenco delle malattie gravi. Portavoce del progetto è Maria Laura Catalogna: “Quando ho ricevuto la diagnosi, da adolescente”, ha raccontato la donna in un’intervista al sito ‘L’ultima ribattuta’ – ho passato diversi mesi in uno stato di grande confusione: non capivo bene di che cosa si trattasse e spesso neanche i ginecologi erano ben informati” . “Vorrei – ha continuato – che il sistema sanitario nazionale ci supportasse nelle visite che facciamo annualmente, visite ginecologiche, ecografie o più semplicemente analisi del sangue e delle urine. Esami che potrebbero essere esentati dal pagamento del ticket”. Una bambina su 4mila potrebbe risultare affetta dalla patologia di Roki, la cui conseguenza più dura è l’impossibilità di diventare mamme. A parte l’adozione, c’è un solo modo per avere figli, ma è una pratica complicata e costosa che consiste nella crioconservazione degli ovociti: “In Italia – conclude la Catalogna – non è prevista per le donne con questa sindrome. Bisognerebbe dunque andare all’estero, dove sarebbe possibile anche magari l’opzione dell’utero in affitto”.

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