Shakespeare ritrovato, scoperta una nuova prima edizione delle opere. Quali segreti svelerà?


Una rarissima copia del First Folio di William Shakespeare è stata scoperta nella biblioteca di Saint Omer, un piccolo paese nel nord della Francia, nei pressi di Calais. L’opera, ritrovata casualmente da Rémy Cordonnier, direttore delle collezioni medievale e moderna della biblioteca, è stata dichiarata autentica da Eric Rasmussen, studioso dell’Università del Nevada e autore di The Shakespeare First Folio: A Descriptive Catalogue. Gli esemplari del First Folio di Shakespeare sono tra le opere più rare al mondo: nel 2006 una copia fu venduta all’asta da Sotheby’s per circa 5 milioni di dollari.

 



Compilato nel 1623 dagli attori colleghi di Shakespeare John Heminges e Henry Condell, il First Folio è la prima pubblicazione delle opere del bardo, in stampa sette anni dopo la sua morte e intitolata: Mr. William Shakespeares Comedies, Histories, & Tragedies. Il First Folio contiene 36 opere di Shakespeare e rappresenta per gli studiosi la sola fonte attendibile per un gran numero di opere. Con il ritrovamento di Saint Omer, il numero di copie esistenti sale oggi a 233, di cui 5 in possesso della British Library. Su alcune pagine appaiono delle annotazioni autografe, forse appunti per l’allestimento di spettacoli teatrali. La biblioteca di Saint Omer conserva numerosi manoscritti medievali di valore inestimabile, ma finora la sua notorietà era dovuta soprattutto alla presenza nelle sue collezioni di una delle 50 copie esistenti al mondo della Bibbia di Gutenberg.

 


La copia appartenne fino alla rivoluzione francese a un collegio gesuita della città, un luogo particolarmente significativo perché dava asilo fin dai tempi di Shakespeare ai cattolici scampati alla persecuzione anglicana, particolarmente acuta in quel periodo.  Secondo Rasmussen la scoperta aggiunge un nuovo tassello alla teoria secondo la quale Shakespeare avrebbe intrattenuto rapporti con la resistenza cattolica in Inghilterra e che quindi avvalorerebbe l’altrettanto antica leggenda per cui egli “morì papista”. Martin Wiggins invece, docente emerito presso lo Shakespeare Institute di Stratford-upon-Avon, sostiene che sia “indubbiamente vero che il bardo venisse studiato e ammirato da molti cattolici, ma questo non ha nulla a che vedere con la sua fede personale”.

 

 

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