Vendetta, quel sentimento talvolta difficile da evitare


Ambientata nel Regno di Danimarca, l’opera di William Shakespeare mette in scena la vendetta che il principe Amleto esige su suo zio Claudio, per aver ucciso il re, fratello di Claudio e padre del principe Amleto, impadronendosi successivamente del trono e prendendo in moglie Gertrude, la vedova del vecchio re e madre del principe Amleto. L’opera riesce a rappresentare vividamente la vera e la finta pazzia – dal travolgente dolore alla rabbia ribollente – ed esplora i temi del tradimento, della vendetta, dell’incesto e della corruzione morale. La celeberrima tragedia è una grande parabola morale, in cui le forze del bene e del male continuano la loro eterna lotta, coinvolgendo l’uomo in un turbine inarrestabile di dubbi e di passioni che lo porterà alla morte, insieme alle persone amate, ai peggiori nemici, per tenere fede al suo giuramento di vendetta e di giustizia.
L’Amleto è stato altresì considerato il lavoro più significativo e importante dell’era romantica: il conflitto tra azione e contemplazione. Da una parte condensa innegabilmente in sé, nella sua enigmatica ma assai eloquente inazione, tutta la crisi spirituale di un’epoca che volge al termine; dall’altra è il simbolo, con le sue intime e personalissime ragioni, dell’uomo eternamente in lotta con le antinomie della morale e con la necessità di scegliere ogni giorno il proprio agire. Nessun altro dramma ha analizzato i paradossi di azione e pensiero con tanta profondità, ma con Amleto la letteratura ha acquistato una chiarezza e una intensità senza precedenti.
Disponibile in numerose edizioni e versioni

Amleto
Rusconi, 2010, pp. 176, euro 5,90









 

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